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l'Autonomia Differenziata è Legge, ma oggi è una scatola vuota!

Da oggi, dopo una notte intera di votazioni, l'Italia s'è desta!

Finalmente, "cum summo gaudio" della Lega, e, di gran parte delle Regioni del Nord.

L'Italia è per questo più spaccata di prima?

Sì !! Chi può negarlo?

Motivi? : tanti, ma non per colpa di questa Legge, a mio parere.

Il principale di questi è, a mio avviso, la mancata realizzazione di importanti infrastrutture.

Inoltre si è verificato, da tempo, lo spostamento degli interessi dei mercati, che anziché volgersi verso l'area del Mediterraneo, seguono da tempo nuove rotte ( India- Cina- Asia- Europa del Nord- U.S.A.).

Terzo : una larga parte della classe politica del Mezzogiorno è risultata poco coraggiosa, divisa, miope, spesso ostaggio della criminalità locale.

Nei tempi più recenti a ciò si aggiungono i ritardi sulla capacità di spesa dei fondi Europei, e, da ultimo, anche la realizzazione degli obiettivi di cui ai fondi provenienti dal PNRR.

Non c'era certo bisogno dunque che, venisse approvata la Legge sull'Autonomia differenziata.

Semmai questo è un buon alibi, per chi vuol mantenere lo status quo.

Una Legge che, va detto, vale per le Regioni a Statuto Ordinario, e, che, a mio giudizio, e secondo molte voci autorevoli, però, al momento, è una scatola vuota.

Innanzitutto perché manca la definizione dei LEP ( livello essenziale delle prestazioni), per tutte le Regioni.

Poi, perché mancano le risorse destinate a far funzionare la Legge.

Inoltre perché manca la definizione della quota di " compensazione", destinata, all'inizio, a colmare il gap fra Regioni ricche e Regioni povere( come ad esempio accade in Germania).

Infine perché per entrare in vigore, pur non avendo bisogno di essere sottoposta a Referendum, perché, a differenza di quella sul Premierato, non modifica la Costituzione, essendo tale materia già prevista dall'Art. 116 della Carta Costituzionale, ha bisogno, per essere attuativa, di singole "intese" con ogni singola Regione, sulle materie da devolvere e gestire in Autonomia.

E se il Veneto, avendo già nel 2017, svolto un Referendum fra i suoi cittadini che la approvarono con il 57,2 % degli elettori, avendo già firmato con lo Stato una

Pre- Intesa, su 9 materie è già pronto a stipulare l'Intesa definitiva su :

  • Sistema Tributario

  • Giudici di Pace

  • Protezione Civile

  • Rapporti con la U.E.

  • Previdenza Complementare

  • Sanità

  • Istruzione-e Ricerca scientifica e tecnologica per i sistemi produttivi

  • Ambiente

  • Tutela del Territorio.

Va evidenziato che per le rimanenti 14 materie ( in totale si può chiedere 23 deleghe, da gestire, in Autonomia), i tempi si prevede che siano molto più lunghi, immagino lunghissimi.

Preso atto dunque di tale situazione, occorre ora, anziché attardarsi in sterili polemiche, dibattiti e manifestazioni di Piazza, che le altre Regioni, e le forze Politiche, che si sono opposte al varo di questa Legge, cambino decisamente passo e modo di far Politica, affrontando seriamente i problemi che prima accennavo ( Lep- Risorse- Fondo Perequativo, o, di compensazione, per le Regioni in ritardo).

Si cominci, ad esempio, dal fronte della minoranza, a incalzare il Governo sui successivi Decreti Attuativi da emanare, consapevoli, però che nel frattempo, vanno affrontati e risolti, nel Mezzogiorno, i molti problemi che lo affliggono, chiedendo di adottare, in tal senso, idonee misure e mezzi straordinari.

Occorre individuare nuove Politiche di riequilibrio e di rilancio, da attuare in questa Area del Paese, troppo spesso dimenticata, specie in alcuni settori :

1 - Economia

2- Sanità

3- Occupazione

4 Criminalità

5 Politiche del Credito agevolato

Basta osservare l'indice più grave :

Economia : crescita dati 2022 PIL + 1,2 Nord - Calabria 0,00, ( nel 2023 migliora al Sud), oppure quello della Sanità, spesso in situazioni a dir poco deficitaria, ove ancor oggi si assiste al triste fenomeno del turismo sanitario verso le strutture mediche del Nord, pur avendo spesso, come in Sicilia e Campania, molti fondi e finanziamenti, alla pari del Nord.

Se a questo si aggiunge che in trent'anni più di un milione di persone ha lasciato il Mezzogiorno e che il tasso di occupazione è fermo da 30 anni,

il quadro diventa poco idilliaco.

Occorre presentare proposte di cambiamento vero, con serietà, lealtà, lungimiranza, onestà, amore verso il proprio territorio, con approcci nuovi, senza gattopardismi, (alla De Luca) , senza demagogia, e politiche assistenzialiste, suscitando false speranze nei propri cittadini, come han fatto i 5 Stelle in questi ultimi anni.

E' necessario, io credo, puntare soprattutto alla crescita dei fattori maggiormente valoriali e tipici di queste Regioni:

Il turismo, la promozione dei beni culturali, l'economia circolare diffusa, la pesca, il diportismo, il commercio marittimo, il crocierismo, l'artigianato di lusso, l'agro-alimentare di qualità, l'Industri Green.

Va sviluppata inoltre l'auto- impresa, e gli investimenti produttivi anziché l'insediamento di industrie desertificanti e nocive, vere e proprie cattedrali nel deserto come le Industrie Petrolchimiche..

Certo anche il Nord dovrà fare la sua parte con collaborazioni attive e di joint venture, con investimenti e fondi gestiti alla pari con le aziende del Sud.

Anche il Governo Centrale può fare molto attraverso la sussidiarietà orizzontale ed investimenti produttivi idonei a questi meravigliosi territori, defiscalizzando molti prodotti Made in Sud, e sostenendo appositi fondi di sviluppo.

Occorrerebbe infine sviluppare il credito, oggi davvero asfissiante per le Aziende del Sud e per le famiglie.

Tassi e garanzie richieste così alte impediscono a volte ogni pur timida iniziativa imprenditoriale.

E' tempo dunque che anche l'ABI riveda le proprie politiche di credito e scommetta sulla rinascita del SUD.

Attese mal riposte? io credo di no se ogni attore della Politica Nazionale, dell'Impresa e, delle Forze Sociali, saprà fare la propria parte, senza gridare al lupo al lupo, ma operando quotidianamente, in sinergia con questi territori, pensando che il Sud sia un fattore aggiunto per l'Identità Nazionale e la sua crescita, e non come un peso per la Nazione.

Dalla Legge sull'autonomia differenziata dunque potranno venire nuovi stimoli anziché timori, pur prevedendo all'inizio un apposito fondo di perequazione per le Regioni più in difficolta, certi che una inversione di tendenza presto potrebbe portare frutti oggi insperati, con beneficio di tutto il Paese Italia.

sebastianoarcoraci#autonomiadifferenziata#regioni#

Giugno - 19 - 2024






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