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Molti Lavoratori non arrivano più alla fine del mese. Cambiare paradigma e pensare ai giovani??

Da tempo ormai anche l'Istat, nei suoi report annuali, conferma non solo che il 64% degli Italiani non è contento del proprio Lavoro, ma che ormai molti lavoratori non arrivano più alla fine del mese.

A questo va aggiunto il dato preoccupante delle minor tutele di molte categorie di lavoratori, e che in Italia gli stipendi non crescono da 20 anni, a differenza che in altri Paesi Europei, come Germania, Francia e Regno Unito.

Anzi in Italia gli stipendi son diminuiti in questi ultimi venti anni dell'8,3%.

E' il fenomeno del working poor , quello cioè di chi, pur lavorando, resta povero, non riuscendo a far fronte alla sue necessità ed a quelle della propria famiglia.

Eppure la Costituzione Italiana, all'art. 36 afferma." il lavoratore ha diritto ad una retribuzione, che, in ogni caso sia sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa".

E se in passato, dunque, tale disposizione costituzionale ha garantito, per molto tempo, grazie alla rivoluzione ed ammodernamento del sistema produttivo ed alle lotte dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali, che un lavoratore riuscisse a mantenere sé e la propria famiglia in maniera dignitosa e libera, da un po' di anni questo non avviene più, come ormai confermato da tutti i report sul lavoro e da tutte le Agenzie Sociali e Governative.

Certo qualcosa per migliorare tale situazione si è fatto, come l'aver introdotto da parte del Governo Renzi l'Assegno Unico Universale per le famiglie più numerose, ( di recente implementato per il terzo figlio dall'attuale Governo), o con l'aver agito questo Governo, sul cuneo fiscale, abbassando il costo del lavoro, in parte per le aziende ed in maggior misura a beneficio dei lavoratori, che si son ritrovati, da qualche mese, un centinaio di euro in più in busta paga.

Purtuttavia ciò non è sufficiente!

A fronte infatti della inflazione, abbastanza stabile al 6% circa, all'aumento del paniere alimentare ( 8,7%), dell'aumento dei mutui, del costo dell'energia, che presumibilmente, con la fine del mercato tutelato, e della guerra nel canale di Suez, che collega il Mar rosso al Mediterraneo, subirà ulteriori preoccupanti aumenti, tali misure rischiano di non fungere da fattori di compensazione reale.

Per questo, io credo , sia giunto il momento di rivendicare, senza remore , maggiori tutele e maggiori salari proprio in attuazione del principio dettato dall'Art. 36 della nostra Costituzione Repubblicana.

Una soluzione possibile giunge dagli U.S.A. , che, nonostante anche loro abbiano dovuto fronteggiare la crisi economica e quella pandemica, lo stipendio dei loro lavoratori è aumentato, passando da 26 dollari l'ora a 31 dollari , di media, con punte che arrivano a 45 dollari l'ora nei settori Finanziari, dell'Information Tecnology ( ICT) e delle Utilities( Acqua . Luce e Gas).

Peraltro mentre in U.S.A., pur in presenza di una forte inflazione, la pressione fiscale si attesta al 30% , così come in altre Nazioni Europee, in Italia si è ormai raggiunta

( diretta ed indiretta) la soglia del 50%.

Sta dunque alle Forze Sociali e Politiche issare la bandiera dei diritti del lavoro:

chi prima lo farà , prima sarà premiato.

Per ora , su questi temi, si assiste ad un silenzio assordante, ad eccezione del salario minimo garantito, che come affermato di recente dal CNEL , risulta non risolutivo e in certi casi peggiorativo del sistema attuale, diminuendo le garanzie dei lavoratori, omogeneizzandoli al ribasso, e togliendo forza e dignità ai lavoratori stessi, che hanno nella contrattazione collettiva, lo strumento privilegiato per migliorare e tutelare i diritti sindacali e salariali.

Accanto a ciò va rilevato il continuo profondo divario col SUD,, dove i lavoratori guadagnano il 28% in meno di quelli che vivono al Nord, e che i giovani sono sottopagati rispetto agli adulti del 30% , mentre le donne (in tutta Italia ) del 14,1 % in meno rispetto agli uomini.

Altro dato significativo, ed a mio parere, da invertire nettamente, è quello che un Dirigente oggi guadagna 4 volte in più di un operaio ed il doppio di quadri e funzionari tecnici.

Allora che fare?

Innanzitutto rivalutare l'apporto del fattore lavoro rispetto a quello speculativo Finanziario e da Capitale, pagandolo molto meglio ed attribuendo ruoli decisivi nella organizzazione produttiva, ad esempio facendo partecipare alla gestione dell'Azienda ed agli utili d'Azienda, comprese le Multinazionali, i lavoratori, attuando un altro articolo della Costituzione, quello indicato nell'Art. 46 della Costituzione, temi molto cari finora, solo a due Organizzazioni Sindacali Nazionali come l'UGL e la CISL.

Basterà tutto ciò?

Personalmente ritengo, che se attuate tali misure, potrebbero migliorare nettamente la vita di chi vive di lavoro.

Sin da subito però, valuterei positivamente, attraverso un referendum fra i lavoratori promosso dalle Organizzazioni Sindacali più sensibili a tali temi, la misura, sperimentale di introdurre un salario bi - settimanale, (non più mensile) , sull'esempio, ancora una volta degli Stati Uniti, ove un lavoratore guadagna netti 2.000 euro in 2 settimane,

atteso che ormai in Italia i Lavoratori, col loro stipendio, non giungono neppure più , alla fatidica terza settimana.

Naturalmente, a fronte di ciò, bisognerà esser disposti, in cambio, a concordare , come lavoratori, una modifica dei cicli produttivi e l'organizzazione del lavoro, ancor oggi ancorati ai vecchi modelli del fordismo industriale.

Si potrebbe ad esempio, a cominciare dai nuovi contratti stipulati, prevedere una paga bisettimanale ( circa 1000 euro) arricchita in busta paga dalle somme riferite ai contributi previdenziali, che sarebbe alimentata, anziché col vecchio modello, in parte con il contributo dello Stato ( pensioni di garanzia), ed in parte da un fondo costituito dalle maggiori compagnie Assicuratrici, attraverso la " previdenza complementare", destinando la somma derivante dagli extra- profitti annuali,, ricavati dalle Compagnie dalle tariffe oltre la soglia della inflazione fissata annualmente, ed in parte mediante un contributo simbolico del lavoratore ( 5% della paga).

Con tale sistema sarebbe possibile, a fronte dunque di 2.000.= euro in 4 settimane, di salario, per i giovani contribuire con il 5% della paga.

L'Inps, poi, per le pensioni future dei giovani, potrebbe contare da un lato sullo Stato, che potrebbe garantire l'erogazione delle future pensioni dei giovani che inizino a lavorare a 29 anni, attraverso le rendite dei propri titoli di Stato ( Bot e CCT) o buoni postali, garantiti da Cassa Depositi e Prestiti ( il cui azionista di maggioranza è il Ministero dell'Economia e Finanze - di fatto la Banca dello Stato).

Inoltre si potrebbe, sempre per i giovani lavoratori, al fine di garantire una futura pensione pari almeno al 2,8% della pensione minima sociale, e l'andata in pensione a 67 anni, anziché a 74 anni ( attuale previsione Istat), valorizzare e sommare ai contributi così costruiti, anche i periodi trascorsi in formazione, (stage e tirocini),nonché quelli dedicati al caregiver verso propri familiari.


Un modo eclatante per cambiare le consolidate abitudini e lo status quo, che tanto danno sta recando al Paese, ai Lavoratori, ed in particolare ai giovani ed alle donne.

Tanto che i giovani stanno rinunciando al sogno di costruire una famiglia, oppure scelgono di andare all'Estero , ove, evidentemente, le condizioni di vita sono migliori.

Per questo è giusto rilanciare la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.

Infine , a mio parere, occorre rafforzare o , per meglio dire, introdurre politiche di Welfare Contrattuale e Territoriale, per un nuovo modello del lavoro, che ridia dignità al lavoro e faccia crescere il Paese , ormai , dagli anni '90 , impaludato nelle solite sterili polemiche politiche.


Sebastiano Arcoraci











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