• sebastianoarcoraci

Non è tempo.di morire

Ora basta..davvero. il suicidio di Henry Amadasun , il ragazzo di Cadoneghe , emerso ieri dalle acque del Brenta ,

all' altezza della passerella pedonale , credo abbia raggiunto il culmine della nostra distrazione , superficialità, senso dell' inutilità, che soprattutto negli ultimi due anni, col maledetto Covid , ci ha preso tutti, ammorbandoci di odori tristi, odori rancidi di fiori appassiti, di odori di morte.

Fermarsi a ragionare , questo l' appello di molti, che oggi anche sui media locali troverete e troverò. Personalmente credo alla vita , sacra e inviolabile. Credo al dialogo , allo scambio continuo di idee, di esperienze, alla interfacciabilita' quotidiana con gli altri , alla esperienza sul campo, al farsi uomo e cittadino man mano, anche attraverso errori, anche con i molti stop and go che la realtà quotidiana ci riserva spesso. La perdita di Henry mi ha colpito , mi è giunta come una frustata in pieno volto.

Forse perché Cadoneghe è la cittadina in cui ho vissuto per qualche anno, forse perché Lì crescono i giovani rampolli, di molte giovani famiglie espulse da Padova per gli esorbitanti costi di una casa nel capoluogo, e che decidono di costruire una famiglia e far crescere i propri figli proprio in questi nostri bei borghi della periferia urbana.
Anche i nostri figli son cresciuti lì a Cadoneghe o a Vigodarzere, a Ponte San Nicolò o ad Albignasego , Saonara e Noventa. Anche Henry è cresciuto lì ed era amico dei nostri figli, era cittadino italiano, seppure di famiglia di origine straniera. Henry non era un disadattato , ne posto ai margini della società, anzi.
Frequentava il Marconi , uno dei nostri Istituti Tecnici più importanti e di nobili tradizioni educative, un Istituto che dopo il diploma offre spesso molte possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro , dove sono andati, fra gli altri , Vittorio Casarin, emerito Presidente della provincia di Padova e Flavio Zanonato ex Sindaco di Padova e Parlamentare Italiano, solo per conclamarne , ove ve fosse bisogno, il suo prestigio. E non solo , Henry giocava nella squadra di Calcio del Vigodarzre , una realtà altrettanto importante nel panorama calcistico locale.
Dunque con la perdita di Henry si fa un salto di qualità nel mondo dei suicidi , che ormai si contano in troppi , senza che alcuno faccia nulla, col rischio addirittura di assuefazione per i lettori tante sono infatti ogni giorno le prime pagine piene di queste tristi notizie.
Prraltro in questi ultimi casi di suicidi di giovani e giovanissimi non siamo più di fronte ai soliti giovani emarginati , annoiati, e solitari giovani , magari un po' depressi ed angosciati per il proprio futuro, qui siamo di fronte, almeno nel caso specifico di Henry , ad un ragazzo dal futuro probabilmente positivo e pieno di aspettative anche per i suoi genitori.. E allora cosa è successo? Cosa sta succedendo ai nostri ragazzi , anche adolescenti , che incredibilmente scelgono la via della morte , quella senza via del non ritorno, almeno terreno?
E' un interrogativo che l' intera Società ha il dovere di porsi.
Ora o mai più però perché troppi sono i morti fra queste generazioni che in nuce sono già il nostro futuro, il nostro prossimo gruppo dirigente , la prossima classe docente, i prossimi rappresentanti istituzionali.
C ' è una emergenza cari genitori, professori, uomini di Chiesa, allenatori , psicologi , ...e non parlo di Covid.
Ripensare la dimensione sociale, abbandonare l' egoismo personale, rafforzare le reti
dell' incontro solidale, affidare ai giovani ruoli di responsabilità fidandosi delle loro enormi potenzialità e capacità.
Promuovere la vita attiva di comunità sono forse le prime azioni da compiere, con urgenza.
Da qualche tempo viviamo Città chiuse, a volte ostili, con persone sempre più irascibili, o spente , senza mai un sorriso di vicinanza e di amicizia.
Ai nostri giovani non stiamo dando un grande esempio , forse dobbiamo tornare ai tempi
dell' Agorà , quando i Greci si riunivano tutti insieme nelle grandi piazze a parlare , a parlarsi, a guardarsi negli occhi , a sorridersi ed a trovare le soluzioni migliori per il bene di tutti , per una vita felice ed armoniosa dove ognuno non è da solo ma l' insieme di una comunità operosa che ama il contesto in cui vive, che rispetta
l' ambiente, che lo valorizza, che ama il suo vicino come fosse il suo più grande amico. , il proprio fratello e sorella.
Utopico? Demagogico? Populista? No sono un cittadino che da sempre crede nel prossimo e ne ha fiducia, un padre, un educatore che ha sempre riposto la fiducia nel futuro, anche contro ogni avversità , veto, ed impedimento che la vita quotidiana ci pone di fronte.
Henry e tutti gli Henry di questo mondo ci chiedono semplicemente aiuto, comprensione, condivisione dei loro sogni. Non spezziamo più i loro sogni , stiamo insieme, impegniamoci ora tutti e subito perché degli Henry , come era Henri Amadasun, ne abbiamo tutti bisogno e non possiamo permetterci più altri morti, neanche uno , perché pian piano se gli Henry muoiono , moriremo lentamente anche noi.
Sebastiano Arcoraci
Già Direttore del Centro di Formazione Ettore Bentsik e Assessore alla Pubbliva Istruzione della Provincia di Padova.