• sebastianoarcoraci

Una domenica di metà Giugno

Mentre attraversi Porta Santa Croce, ti accorgi di tre affreschi bellissimi, sotto il volto, che, forse gli stessi nativi Padovani non conoscono, da poco restaurati emanano una luce magica che ti avvolge e ti riporta nella storia.

La porta, con tanto di Portone in legno massiccio, ed una catena e una sbarra, che apre , d' estate, un buon uomo , incaricato dal Comune, solo alle sette del mattino, ti fa tornare al periodo medievale, in cui chi arrivava a dorso di un cavallo poteva attaccarlo ad uno degli anelli in ferro fissati al muro con un puntone ferroso.

Mentre passi, ti sembra di vedere un alabardiere che ti sbarra il passo, che ti chiede dove stai andando, " cossa porta messer? , nel mentre ti consegna la cedola, a fronte della giusta mercede, che nel frattempo, gli metti in mano.

E poi, con un sorriso, passi e ti dirigi in Via Malaman, Patriota della Republica di Venezia e rivoluzionario seguace Garibaldino, prosegui per l' adiacente via a ridosso del glorioso vecchio Appiani, dove credi di sentire l' eco delle grida di Paron Nereo Rocco, che con i suoi Pantaloncioni larghi e grandi, si sbraccia sbraitando verso i suoi ragazzi Hamrin e Scagnellato, mitici del vecchio Calcio Padova.

Non fai in tempo a ridestarti da quei pensieri che , di fronte a te si apre un maestoso spiazzo, a forma ellittica, adornato da numerosissime statue ed un meraviglioso e sconfinato prato verde attorniato da platani secolari e da altrettanti piccoli nuovi platani, che abbracciano il sole, ormai nascente, facendoti ombra e frescura insieme.

Ti guida ancora un certo desiderio e

l' attesa spasmodica di un buon caffè, quello che , dopo aver percorso l' intera Piazza, ti aspetta schiumoso e bollente , servito dalla Patrizia, che del mitico bar Panciera , è, insieme ad altre operose donne, socia, che te lo serve sorridente, in attesa degli avventori mattinieri come me, che, satolli dal pur breve sonno, incedono già di buon mattino ad assaporare l' intenso aroma di miscela arabica.

Col caffè che ti impregna ancora gradevolmente il palato ti dirigi verso il ponte delle torricelle, ove uno squarcio d' acque verdi magnifico si apre sull' omonimo canal.

E poi ancora avanti verso la via Larga

( via ROMA) che ti conduce dolcemente verso il Bo, sede della Patavina Università, con di fronte Palazzo Moroni e l' adiacente storico Caffè Pedrocchi, un tempo senza porte, nugolo di studenti e professori d' indomito coraggio, mentre giri a sinistra per entrare finalmente nelle piazze , cuore pulsante della bella Padova, fino a intravedere il maestoso Palazzo della Ragione, ove un tempo i saggi amministravano la giustizia.

Mentre lo ammiri camminando, volge in fretta la Piazza della Signoria ed il suo magnifico orologio astrale, dono della nobile famiglia Dondi , ed ora, incedendo, il tuo cammino ti porta in una nicchia di pace ed armonia, in piazzetta Capitaniato, adorna di alti alberi dalla densa chioma, racchiusi nel magico quadrilatero, a ridosso della Corte Vallaresso , Palazzo del Capitanio e il Liviano dell' Architetto Gio' Ponti, sede Univeritaria di Lettere e Filosofia.

È il tempo presto di una domenica solitaria e silenziosa, mentre la vita appena incomincia, e le botteghe dei caffè inizian ad ospitare frettolosi turisti ( saran Milanesi) o piccoli gruppi del sol levante, ordinati e muti, o i ritardatari patavini, che ansiosi delle brioche del mitico bar del Duomo si affrettano dondolando verso i loro banconi.

È la Padova che mi piace e che mi infonde nell'anima un calore antico, meraviglia dello spirito che a lei si inchina.

Sebastiano Arcoraci