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Edicole poli culturali da preservare

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • Mar 10
  • 2 min read

Updated: Mar 11

E' di questi giorni la notizia della ennesima chiusura di una edicola storica , quella fra piazza Esedra e Via IV Novembre a Città Giardino a Padova.

Il proprietario, il Signor Bepi, padovano doc, stavolta ha dichiarato che la cederebbe gratis, lanciando persino un appello anche alle Istituzioni Locali perché questa attività possa essere salvata.

Già qualche anno fà ero intervenuto sul tema, sollecitando l'Amministrazione a intervenire sulla questione, allorquando, affranto per la chiusura di ben 3 edicole in Prato della Valle, una in Piazza del Santo, una in Via Roma ed altre sempre in Centro, denunciavo all'Amministrazione l'assurda situazione, non solo perché il Centro storico in questo modo subiva l'ennesima sua desertificazione, ma soprattutto perché credevo, e credo, che le edicole rappresentino, in parte, l'identità e la storia di una Città.

L'edicola rappresenta anche un punto di aggregazione sociale, in cui il cittadino, con il semplice gesto di comprare un quotidiano o una rivista, un libro appena uscito, o le figurine per i figli che sta accompagnando a scuola, o i biglietti del tram, si ferma per qualche minuto a commentare, con l'edicolante e gli altri cittadini in attesa di acquistare il giornale, le locandine del Mattino o del Gazzettino e del Corriere, che evidenziano a caratteri cubitali i fatti più eclatanti accaduti nella propria Città.

L'edicola vissuta dunque anche come momento partecipativo alla vita sociale dei quartieri, come scambio di vedute sugli avvenimenti, persino come come polo culturale, informandosi dall'edicolante stesso sulle ultime novità editoriali, chiedendo consigli su quale rivista specializzati tratti questo o quell'altro tema culturale che interessa a quel lettore, o alla moglie e ai suoi bambini.

Eppure, ciononostante, finora, le orecchie di chi dovrebbe ascoltare e preservare questo nostro patrimonio sono rimaste sorde.

Il proliferare dei giornali on line, gli alti costi per tasse comunali e servizi, i pochi margini di guadagno, le esose richieste degli editori, i notevoli sacrifici per tenere aperta una edicola, specie lo svegliarsi all'alba per ricevere i giornali, proprio per questo difficilmente gestibili dai giovani, hanno via via decimato questo ultimo baluardo di un tempo che negli anni ci ha richiamato alla memoria, un modo di vivere sano, eco compatibile, improntato all'amicizia e al dialogo, al confronto e alla condivisone di quanto accade nei nostri luoghi di vita.

I chioschi delle edicole, con le loro forme di un'architettura del tempo, spesso a piramide o a forma di una casetta di legno, fanno parte del nostro skyline urbano, colorano i nostri quartieri sempre più grigi e animano luoghi sempre più anonimi.

Occorrerebbe dunque non chiuderli o sostituirli con qualche altro posto auto o con triste piazzole di cemento.

Le Amministrazioni li esonerino da ogni tassa e imposta, allarghino le loro licenze perché possano vendere altri prodotti, e gli editori rinuncino ai grossi margini di guadagno finora percepiti.

Facciamo in modo che l'ultimo appello di questi nuovi artigiani, promotori culturali e di socialità non cada nel vuoto!

La vita non è solo on line ma fra la gente, con la gente, vis a vis.

Sebastiano Arcoraci - scrittore - Uditore Commissione Cultura Comune di Padova -



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