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Omicidio a Garlasco, perché l'impianto accusatorio contro il nuovo imputato appare contraddittorio e fumoso.

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • May 2
  • 4 min read

Updated: May 3

18 anni fa, in via Pascoli, nella sua villetta, a Garlasco, nei pressi di Pavia, veniva trovata uccisa Chiara Poggi, una brillante e gioiosa giovane donna.

Le indagini, allora, si sono orientate, quasi subito, sull'attuale detenuto Alberto Stasi, suo fidanzato, che nei primi due processi fu assolto, ma venne condannato nella sentenza di appello bis del 2015, condanna confermata poi dalla Cassazione, che lo costrinse anche a risarcire per 850 mila euro, la famiglia Poggi.

E' storia di questi giorni, invece, la notizia di nuove indagini, che ora vedono indagato Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi.

Come tutti noi, anch'io, da accanito "giallista", mi sono fatto una mia opinione su questo atroce delitto, avvenuto peraltro in un contesto ambientale borghese, estraneo dunque a situazioni di disagio sociale o criminale.

L'eco mediatico, che il caso Garlasco, ha avuto nell'immediatezza del delitto, anche per l'ambiente apparentemente sano, in cui è maturato, non si è spenta neppure oggi.

A riprova di ciò, molti media, e, in particolare, una nota trasmissione televisiva, sta, quotidianamente, ravvivando il focus sulla vicenda, con intere puntate e inchieste, tale da divenire, ormai, dibattito giornaliero in ogni contesto sociale, lavorativo e familiare.

Personalmente, allora, sono stato molto colpito da due aspetti della vicenda, e, cioè, dalle circostanze in cui si sono create le condizioni omicidiarie, e dalle modalità operative con le quali si è concretizzato il delitto.

La mia opinione, non suffragata da alcun elemento probatorio, è che il brodo culturale in cui venne a maturare il delitto, fu' sostanzialmente quello familiare e della cerchia ristretta amicale.

Ambienti evidentemente tossici a dispetto di quanto, di solito, si usa pensare, per niente mielosi, ma, piuttosto pieni di invidia, rancori e segreti inconfessabili, sia nelle rispettive famiglie di appartenenza, che in quella della cerchia ristretta degli amici dei due fidanzati.

Ora, si apprende dai giornali, che il 6 Maggio prossimo Sempio è stato convocato in Procura secondo questa accusa : "Omicidio premeditato, dettato da odio verso la Poggi per un rifiuto sessuale, ed eseguito con crudeltà".

Ebbene le cose ora cambiano completamente rispetto alle precedenti sentenze, e a quanto, finora, si era appreso da circostanze processuali note, da indiscrezioni e dal dibattito imperante in ogni trasmissione televisiva.

In particolare l'accusa sostiene che il delitto si sia consumato in unico momento, seppure con attività progressive, e che questo fu dettato dall'odio dell'imputato nei confronti della giovane donna, e che l'imputato abbia agito con "crudeltà".

Questo però cozzerebbe con quanto finora sembrava assodato, e cioè che il delitto fosse stato commesso in due momenti successivi, a distanza di ore, e in preda ad un "raptus omicidiario".

Dunque, l'ipotesi da sempre sostenuta : Raptus ed efferatezza, (ma senza crudeltà), adesso verrebbe ribaltata completamente, poiché ora invece, nel nuovo impianto accusatorio, emergerebbero nell'ordine:

  • la premeditazione,

  • l'odio

  • la crudeltà.

Personalmente, l'idea che mi sono fatto, sempre da accanito "romanziere", non contemplerebbe invece alcuna premeditazione, né odio, e neppure di una strategia nella dinamica delittuosa, convincendomi piuttosto sia del raptus che dell'efferatezza ma non della crudeltà, elemento questo aggiuntivo ed ultroneo rispetto all'efferatezza e alle finalità omicide.

Oltretutto questo, a mio parere, contrasterebbe con il profilo del condannato, oltre che con l'assenza di precedenti rapporti fra Sempio e la Poggi.

Inoltre, sempre a mio giudizio, ciò contrasterebbe anche con il risultato della prova del DNA, che lo attribuisce alla linea paterna di Sempio ma non a Sempio direttamente, rendevo la prova solo "un indizio".

Inoltre, ripeto in modo del tutto arbitrario, io considererei anche verosimile, la possibilità di una qualche complicità, di altra persona, forse non solo morale, nella fase conclusiva del delitto.

Pertanto, in attesa del 6 Maggio, giorno in cui l'accusa dovrebbe rivelare alla difesa legale dell'imputato tutti gli elementi che sorreggono l'accusa, mi limito ad osservare, per ora, che l'impianto accusatorio mostra segni contradditori e incoerenti rispetto alla ricostruzioni note, e che sembravano, ad oggi, confermate.

Peraltro, visto il tempo trascorso dal giorno del delitto, e le numerose prove, in parte inutilizzabili, poiché non raccolte nell'immediatezza del fatto, il processo che presumo si svolgerà a breve, potrebbe concludersi con un nulla di fatto, per non poter raggiungere, ora, la inconfutabile certezza della colpevolezza di alcuno, "oltre ogni ragionevole dubbio".

Basti pensare, ad esempio, alle cosiddette "prove irripetibili", cioè quelle che non possono più essere replicate, perché verrebbero alterate, o perché distrutte dal trascorrere del tempo, come lo stato dei luoghi, tracce biologiche etc.

Anche gli ultimi esami antropometrici sul nuovo indagato, Andrea Sempio, potrebbero rivelarsi inutili, poiché svolte, a distanza di 15 anni, che, potrebbe aver inciso sui vari elementi misurati, come l'altezza, il peso, la conformazione facciale e cranica.

Ecco perché io credo che per qualsiasi giuria, nei prossimi mesi, si porrà il problema, del "ragionevole dubbio", facendo finire tutto in una bolla di sapone.

Resta il rammarico per aver, ancora una volta, dovuto constatare l'ennesimo caso di mal funzionamento della giustizia Italiana, che, almeno nel ramo penalistico, storicamente, in passato, godeva di buone tradizioni e fama.

Infine, non è da sottovalutare la circostanza che Stasi, a suo tempo, ha dovuto risarcire la famiglia Poggi, mentre ora questo elemento dovrà essere rivisto, senza considerare l'enorme costo, sostenuto dallo Stato per le indagini svolte in passato, che sembra ammontino a circa 1 miliardo di euro, e per quelle nuove, aggravato dall'eventuale richiesta di indennizzo, che, lo stesso Stasi, concluso l'eventuale nuovo processo di revisione, potrà richiedere allo Stato, secondo quanto previsto dall' Art. 24 della Costituzione e dal Codice di Procedura Penale ( art. 643 e ss.), che disciplina l'errore giudiziario, e l'equa riparazione.




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