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Coi figli violenti? meno protettivi e più autorevolezza!

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • 2 days ago
  • 4 min read

Dopo i fatti di cronaca di questi giorni, in cui giovani e giovanissimi si sono resi protagonisti di episodi di violenza, a volte mortali, mi ha molto colpito una intervista al TG5 rilasciata dallo Psicoanalista Raffaele Morelli sul fenomeno.

Ebbene, Morelli, durante la sua breve analisi, indicando le cause del problema, suggerisce anche delle risposte.

In particolare egli si sofferma sulla sempre meno presenza della famiglia, nella responsabilità da " culpa in educando", mancando all'assolvimento della trasmissione di valori e rispetto delle regole, poco contribuendo così alla formazione del carattere dei figli minori, raccomandando, nel contempo, ai genitori di essere più presenti, autorevoli e, all'occorrenza, più severi.

Infatti quel che sta accadendo è anche a causa del mutare del nucleo famiglia, sempre più diviso, spesso mono genitoriale, a causa dei divorzi, ormai giunti a percentuali altissime ( 50%), non solo nel Nord ma anche in Sud Italia.

Tale situazione potrebbe dunque essere una delle cause del mancato processo educativo dei minori, che sballottati da un genitore all'altro, restano spesso senza alcun riferimento preciso in ordine ai valori e regole da condividere.

Ma, a mio avviso, vi è anche un altro motivo per cui ciò avviene.

Questo motivo potrebbe scaturire dal fatto che negli anni si è passati da una educazione troppo rigida e paternalistica ad una in cui ai figli tutto è concesso, tutto è permesso, lasciandoli completamente liberi di autodeterminarsi sin da piccolissimi.

Lavori defatiganti, stress correlato, mancanza di risorse economiche adeguate, insicurezza affettiva degli stessi genitori, hanno determinato i risultati odierni, in cui i minori sono costretti ad imparare da se stessi, dalle loro esperienze dirette, vissute a scuola o per la strada, senza mai ricevere dai genitori die no alle loro richieste o comportamenti negativi.

E se è vero che molti di noi, compreso chi scrive, ha davvero imparato molto dalla vita in diretta, dalle giornate trascorse per le vie dei propri Paesini, nelle piazze delle proprie Città, è da evidenziare che, a differenza di oggi, vi erano molti meno pericoli ,e

inoltre si aveva alle spalle famiglie solide e unite, in cui ai numerosi sì, si alternavano tanti no, tanti rimproveri, tirate d'orecchie e divieti.

Chi non ricorda gli improperi, le ciabatte o i mestoli da cucina delle proprie madri, lanciati come armi verso di noi, con l'avvertimento di queste, che avrebbero raccontato delle nostre piccole malefatte o delle brutte note sul quaderno ai Papà, che, alla sera, al loro rientro dal lavoro, ce ne avrebbero somministrato altri, aggiungendovi anche dolorose tirate d'orecchie?

Altri tempi si dirà!

Certo, guai a pensare di ritornare al passato, all'eccessivo uso dei mezzi di correzione, che tanti danni ha provocato anche nella psiche di molti minori.

Occorre però, a mio giudizio, suffragato anche da autorevoli pareri di Psicoanalisti, come Morelli o Crepet, intraprendere un nuovo percorso educativo, in cui, va ripristinato il ruolo "in educando" dei genitori, riconoscendo loro la giusta autorevolezza nello svolgimento di questo delicatissimo compito, ri - dando loro strumenti correttivi adeguati, evitando di stigmatizzare tali comportamenti correttivi, che i genitori intendano compiere verso i propri figli più indisciplinati o maggiormente inclini a seguire cattivi esempi e brutte abitudini.

Dall'altro, anche i genitori, seppur separati, di comune accordo, dovrebbero condividere un progetto educativo da impartire ai minori, improntato a sani principi e rispetto delle più semplici regole di convivenza civile, aiutandosi l'un l'altro, sostenendosi quotidianamente a vicenda, durante la fase evolutiva e di crescita dei figli, specie durante la pre- adolescenza e l'adolescenza.

Occorre anche un nuovo patto educativo fra genitori e Scuola, improntato ad una nuova alleanza, affidando di buon grado ai Docenti, oltre ai compiti educativi, anche la fase della "vigilanza", superando l'attuale fase di conflitto fra genitori e Docenti, spesso destinatari di contumelie e aggressioni ingiustificate da parte delle famiglie.

Occorre dunque innanzitutto riconoscersi, ognuno nel rispetto dei propri ruoli, entrambi fondamentali per una sana crescita dei figli, col fine ultimo di farli diventare, oltre che bravi allievi, anche bravi cittadini.

Per questo occorre anche rileggere, alla luce dei fatti di cronaca, e del fenomeno delle baby gang, i contenuti e l'applicazione dell'Art. 571 del Codice Penale, in ordine al reato dell'abuso dei mezzi di correzione, con una interpretazione maggiormente favorevole a genitori e Scuola nell'uso degli strumenti educativi, troppo spesso, invece usata, di recente, come clava contro i soggetti educanti.

Insomma vanno detti più no ai propri figli, usando nuovamente, quando si ritenga utile ai figli stessi, rimproveri, richiami e "adeguati" provvedimenti disciplinari, senza che per questo si debba incorrere nella sanzione morale collettiva, di stampo lassista, dell'etichetta di cattivi genitori, giungendo persino alla sottrazione dei propri figli da parte delle Autorità.

Ridare dignità e autorevolezza dunque ai soggetti educanti, specie alla Famiglia, che, a sua volta, deve sentire tutta la responsabilità di compiere una azione importante, non solo per i loro figli, ma anche, e soprattutto, per l'intera Società Civile, col fine primario che questa diventi sempre meno violenta e pacificata, fondata su strutture solide e sani principi.

sebastianoarcoraci.com - Associated GNSPress



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