Italia divisa, ancora gap salute, e al Sud si muore prima!
- sebastianoarcoraci
- Feb 8
- 5 min read
Updated: Feb 10
In attesa che arrivi in dirittura d'arrivo l'Autonomia Differenziata per le Regioni Ordinarie, approvata con la Legge 86 del 2024, e ora in attesa di interventi correttivi del Parlamento, a seguito della Sentenza della Corte Costituzionale n. 192 dello stesso anno, che ha richiamato il Governo a definire meglio il numero delle materie da devolvere, raccomandandogli che la Legge comunque persegua l'unità Nazionale, il dibattitto prosegue incessantemente.
Così continuano, da più parti, a pervenire decisioni di singole Regioni, che si preparano all'imminente entrata in vigore della Legge, (a meno di indizione di Referendum, come chiesto da alcune forze Politiche d'opposizione e da alcuni Sindacati).
Infatti Lombardia, Piemonte Liguria e Veneto hanno giù firmato, nei mesi scorsi, l'accordo con il Governo sulle materie da gestire in Autonomia.
Il Consiglio Regionale del Veneto, ad esempio, il 3 Febbraio 2026 ha approvato, su indicazione del nuovo Governatore Alberto Stefani, la Mozione n. 35 che dà il via alle Pre Intese firmate col Ministro Calderoli e il Governo, su 4 Materie :
-Salute - LEP
-Protezione Civile
-Professioni
-Previdenza complementare., con l'evidente scopo di precorrere i tempi e definire da subito le materie che interessano.
Probabile che nelle prossime settimane a farlo saranno anche le Regioni del Sud, specie quelle governate dal Centro Destra, come Calabria, Basilicata e Sicilia ( anche se questa è a Statuto Speciale, dunque potenzialmente fuori applicazione della Riforma), che non hanno fatto mistero di voler condividere alcuni aspetti della Riforma.
D'altronde, in questi mesi, non sono mancati studi, sondaggi e report in materia, che illustrano lo "stato di salute" del Paese.
Dati da cui, al Sud, fra l'altro, emerge che il 70% dei cittadini non è soddisfatto dei servizi sanitari, e che rispetto alla aspettativa di vita, (come già aveva riportato lo studio dello Svimez, per il Mezzogiorno d'Italia, ancora nel 2025), questa, al Sud, risulterebbe inferiore di un anno e mezzo rispetto al Nord.
Eppure spesso la qualità della vita é migliore al Sud rispetto al Nord:
cibo, mare, minore livello di stress, minore inquinamento dell'aria, maggiore socializzazione, maggior tempo libero, etc.. .
Come mai allora risulta tale dato?
La risposta, suggerita dallo stesso studio, è che ciò sia dovuto a prestazioni minori ed insufficienti offerte dal Sud rispetto al Nord, in tema di Sanità.
D'altronde mentre al Nord la media per spesa sanitaria pro capite è superiore a 2.140 in Calabria è pari a 1.748., in Campania 1.814. , in Puglia 1.978, ( meglio in Sicilia 2061 che evidentemente li spende male).
Un quadro da cui emerge chiaramente che i LEA ( livelli essenziali di assistenza), non sono assicurati pienamente.
Questi dati ci dicono anche che ogni anno, proprio per i motivi su esposti, il 45% dei cittadini del Sud si reca in strutture Ospedaliere del Nord per farsi curare adeguatamente, incrementando il triste fenomeno del turismo sanitario.
Inoltre, da alcuni studi autorevoli, emerge anche che oggi in Italia vi sarebbero quasi 1 Milione di "poveri sanitari ", di cui 500 mila proprio al Sud, costretti a rivolgersi ad Enti Socio - Assistenziali, mentre 6 Milioni, nel 2024 hanno rinunciato a esami diagnostici approfonditi e cure per incapienza economica..
Infine che la mortalità per cancro è al Sud del 9,1% mentre al Nord del 7,2%, forse a causa della presenza nei loro territori delle "cattedrali nel deserto", ( raffinerie e industrie pesanti), altamente inquinanti.
In tale contesto sarà utile vigilare, a che, nei prossimi mesi, come sottolinea la Fondazione Gimbe in questi giorni, non vengano equiparati i due criteri di riferimento, contenuti nella Legge, che riguardano i Lep ( servizi più ampi dei Lea riguardanti anche diritti civili e sociali) e i Lea (livelli essenziali delle prestazioni forniti esclusivamente dal Servizio Sanitario), essendo i due misuratori significativamente diversi, e che equiparandoli, come vi è la tentazione di fare, significherebbe una interpretazione restrittiva della succitata Sentenza della Corte Costituzionale n. 192 del 2024, col rischio di adottare scorciatoie al solo fine di accelerare il percorso Legislativo della Riforma sull'Autonomia Differenziata.
Equiparare il Lep ai Lea, rischierebbe insomma di aumentare il gap già esistente fra Sud e Nord.
Infatti da uno studio autorevole effettuato in questi mesi, relativamente ai Lea, emergerebbe una classifica a punti che vede ad esempio il Veneto con 288 punti, Lombardia 254, Liguria con 219 mentre Campania, Basilicata, Sardegna, Abruzzo, Calabria e Sicilia molto distanziati, con punte medie di 170, contrassegnate dal colore rosso, cioè inadempienti ai Lea ( livelli assistenziali essenziali) da fornire a tutti i cittadini, gratuitamente.
Ciò, se accadrebbe, farebbe esordire la Riforma in modo penalizzante per le Regioni del Sud che, come si vede dai punteggi sopra evidenziati, partirebbe già in posizioni di netto svantaggio, facendo perdurare il flusso della migrazione sanitaria verso il Nord, che però potrebbe, una volta approvata la Riforma, a sua volta, non garantire più tale mobilità sanitaria.
Un quadro allarmante dunque, dal quale la classe politica e dirigenziale del Sud dovrebbe finalmente prendere atto, e conseguentemente agire, per evitare queste odiose differenze, che, obiettivamente, continuano a divedere l'Italia in 2.
Personalmente quindi ritengo che la Riforma vada migliorata assolutamente, individuando innanzitutto i LEP, come stanno facendo Veneto Lombardia, Piemonte e Liguria, prevedendo inoltre, come in Germania, un " Fondo di Compensazione e Perequazione", per le Regioni che al momento sono particolarmente in difficoltà, come quelle del Sud.
Peraltro, a mio parere, continuare a seguire il Modella Statalista, dimostratosi in tutti questi anni perdente e fonte di sprechi, inefficienze e a rischio di corruttele, sarebbe fatale, proprio per il Sud, che continuerebbe a dipendere dal Nord.
Io credo invece che il Sud debba affrontare questa sfida con orgoglio e maggiore impegno, forte delle risorse naturali e morali di cui dispone ampiamente.
D'altronde, per restare al Settore Sanitario, esistono già al SUD esempi virtuosi e Centri di Eccellenza, anche in materia oncologica, a Bari, Napoli, S. Giovanni Rotondo in Puglia, Molise e in Sicilia, con alcuni IRCCS ( Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), a Messina , Catania, Palermo con l'Ismett per i trapianti, che nulla hanno da invidiare a quelli oggi presenti al Nord.
Il Sud dunque ha tutte le potenzialità e le risorse per finalmente affrancarsi dal Nord, dimostrando semmai una maggior capacità creativa.
Ecco perché, nei prossimi mesi, ai cittadini del Nord occorre vigilare sul varo definitivo della Riforma che porterà all'autonomia differenziata, specie sulla definizione dei Lep, mentre il Sud dovrebbe comunque rispondere positivamente a questa nuova sfida, preparandosi prima e adeguatamente, respingendo però le tesi dei sostenitori delle solite politiche assistenzialiste e parassitarie, che di fatto hanno contribuito, in tutti questi anni, a mantenere il Sud in stato di soggezione e subalterno rispetto al Nord, certo che questa volta i suoi cittadini sapranno essere i veri attori del loro futuro.
Sebastiano Arcoraci
9 Febbraio 2026



Comments