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I "politici de noialtri"- quando la Politica diventa una professione-

L'attuale dibattito sul terzo mandato ai Sindaci ed ai Governatori delle Regioni apre finalmente uno squarcio sulla nostra classe politica.

Pochi sono i dati al riguardo, ma da uno studio del Magazine Statunitense "Forbes", emergerebbe che oltre il 30% dei nostri politici ha inteso tale "Munus" come una vera e propria professione, con tutto ciò che ne consegue.

E quel che ne consegue, a mio avviso, non è foriero di segnali positivi.

Infatti, appare evidente, che ove l'alta nobile arte della politica fosse appannaggio di coloro che la intendono solo come un " mestiere", l'approccio ideale che dovrebbe caratterizzare la funzione di servizio ne sarebbe fortemente svilita.

Non è un caso che ben oltre il 30% dei nostri politici lo fa di professione, svolgendo il ruolo di Amministratori o Parlamentari o Leaders di Partito, e di questi molti risultano disoccupati.

Ed allora il tema di più mandati ( 3 ) a Sindaci e Governatori risulta molto interessante, sia sotto il profilo della qualità di tali esponenti, che riguardo al possibile, negativo, consolidamento di potere, che per troppo tempo ( 15 anni) si cristallizzerebbe in mano di pochi, configurandola quasi come una categoria privilegiata fra i cittadini.

Significativa in tal senso è l' idea negativa che l'opinione pubblica ha spesso della Politica.

L'idea insita invece nella nostra Costituzione Repubblicana è che la funzione assegnata agli eletti sia intesa come "pubblico servizio", reso alla Comunità per realizzare il bene comune.

Molti diranno: ma se uno è bravo perché non farlo continuare?

E questo è proprio il punto : la nostra classe politica, almeno negli ultimi decenni, non si è dimostrata certo all'altezza del proprio compito, anzi!

Il malgoverno e la corruzione continuano a persistere, ( basta leggere le cronache), le Riforme sulla Giustizia, sui Diritti Civili, sulla Scuola, Università, Lavoro, seppur a volte tentate, sono risultate affastellate da norme incomprensibili, frammentate e spesso involutive anziché innovative e liberali.

A questo si aggiunga un mancato controllo sociale, atteso che soprattutto nei collegi uninominali, il cittadino, venendo a mancare le "preferenze", non ha alcun potere decisionale, visto che, peraltro i candidati sono decisi solo dal gruppo ristretto di persone che gravitano attorno ai Leaders di Partito.

Diciamoci la verità, oggi pochi esponenti Politici brillano per capacità, idealità e coraggio .

Ecco perché alimentare ulteriormente tale fenomeno, attraverso più mandati elettivi, si pone, a mio avviso, non solo in contrasto con la nostra Costituzione ( art. 49) che auspica la partecipazione alla vita pubblica di tutti i cittadini, e, non solo di una piccola elite ( sempre la stessa), ma rischia anche di aumentare ancor di più la disaffezione verso la Politica da parte di molti, e, soprattutto dei giovani.

A riprova di ciò val la pena segnalare ancora una volta il forte astensionismo alle urne rappresentato ormai da circa il 50% degli aventi diritto al voto.

Il che ha ulteriori conseguenze negative per il nostro Paese, palesando un evidente deficit di democrazia partecipativa, che ove non si corra ai ripari in breve tempo, metterebbe in crisi l'attuale sistema democratico nel nostro assetto Istituzionale.

Cosa fare allora?

Innanzitutto premiare davvero che svolge la funzione Politica per vocazione e per passione ideale, con limiti anche di durata, in modo da favorire un certo ricambio.

Poi bisogna che un esponente politico svolga preferibilmente una professione, quale essa sia, strumento di vera conoscenza delle reali problematiche che i cittadini vivono quotidianamente, ed in quanto tale, portavoce delle istanze di cittadinanza. Tale caratteristica inoltre rappresenterebbe una garanzia anche della sua libertà di giudizio e di azione, consapevole che alla fine del proprio mandato tornerà alla sua professione, lungi dal considerare la Politica come modo autoreferenziale ed egoistico della propria affermazione.

Inoltre occorre dare finalmente ai cittadini il giusto spazio negli organismi di Partito e consentire loro di scegliersi i propri rappresentanti, attraverso la possibilità di esprimere delle preferenze al momento del voto.

E' necessario insomma restituire la Politica ai cittadini facendoli diventare effettivi protagonisti della crescita sociale, economica e civile delle proprie Comunità.

Arroccarsi ancora dentro le mura della propria cittadella fortificata di Partito non servirà al Paese, ma solo a pochi individui, con il triste prevedibile epilogo di una morte annunciata della Democrazia così come l'abbiamo conosciuta ed amata, sin dai tempi degli antichi Greci e delle loro Agorà.

Sebastiano Arcoraci

23 Febbraio 2024









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