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Il corteggiamento è finito?

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • Aug 10
  • 3 min read

Updated: Aug 11

Ci si domanda spesso, in questo periodo estivo, come sono mutati i modelli sociali e le relazioni fra le persone.

Vi è un tema che andrebbe approfondito con indagini, grafici e dati statistici per capire meglio come nell'era digitale di oggi avviene, ad esempio, il corteggiamento fra innamorati.

Personalmente non conosco se questa analisi è stata compiuta a livello scientifico come invece necessiterebbe.

Nel frattempo, da osservatore e commentatore, mi azzardo a esprimere su questo blog le mie personali riflessioni.

Riflessioni che non possono che partire da un confronto con i giorni del tempo passato quando il corteggiamento era una vera e propria arte, quando nel Medioevo i Cavalieri per la loro amata andavano persino a combattere.

In Italia furoreggiavano gli Aedi e i cantastorie, specie a Napoli e in Sicilia

Uno dei rappresentanti più autorevoli nel campo fu certamente il famoso amatore e latin lover Rodolfo Valentino tanto che il 14 Febbraio è data da festeggiare per gli innamorati.

Poi arrivarono i tempi moderni e gli anni '90 in cui gli innamorati, specie gli uomini dovevano corteggiare per molto tempo una donna.

Dovevano aspettare i tempi giusti per darsi il primo bacio, dovevano fidanzarsi in casa, e, se volevano uscire insieme in pubblico, dovevano essere accompagnata da genitori o fratelli più grandi al fine di proteggere l' onore delle fanciulle.

In quel tempo gli amori non nascevano sui social, né sulle chat specializzate del settore, e neppure sui dedicati siti di incontri per single.

In quel tempo, a partire dal periodo del Romanticismo, e poi negli anni '90, in Italia il corteggiamento nasceva e si praticava spesso in incontri occasionali, feste di Paese, nei Circoli dei nobili, balere, nelle discoteche, nelle feste private a casa di un amico i cui i genitori erano andati in vacanza, nelle aule Universitarie, fra i banchi di scuola e più romanticamente nelle librerie o nelle biblioteche.

Oggi quel tempo sembra finito.

Basti vedere ragazzi e ragazze sul tram, sugli autobus, nei bar e pizzerie o lungo i viali, nei parchi e nelle piazze cittadine, tutti con gli occhi rivolti verso i loro cellulari.

Eppure un tempo gli occhi erano fatti per guardare, per guardarsi, per incontrarsi e conoscersi.

Gli occhi "parlavano".

Oggi invece vi è certamente più comodità, più celerità, più mezzi e risorse per incontrarsi e parlarsi ma tutte virtuali.

Vuoi mettere le passeggiare in Marina o nello struscio fra i viali alberati, quando fra i futuri innamorati tutto iniziava con un semplice incrocio di sguardi, ammiccamenti, sorrisi maliziosi, segrete complicità.

E non mancavano i bigliettini passati di mano in mano fino a giungere all'innamorata.

E poi incontri furtivi, fuggevoli occhiate da cui scoccava la fatidica scintilla, le frecce di cupido che colpivano al cuore, lo facevano sobbalzare e scaldare fino a provocare una vera e intensa tachicardia.

E poi promesse di una avvenire insieme, di un futuro luminoso, uniti per sempre coi ricordi del primo incrocio di sguardi, del primo bacio del primo scambio di amorosi sensi, sia che fossero solo olfattivi o di pelle, o di corpi arsi dalla passione.

Oggi non vi è più il corteggiamento ma giovani con gli occhi chini su un maledetto video, fra un misto di illusioni e Ipotetiche realtà.

È la fine di quell'arte povera ma vera in cui il tempo aveva un valore e gli occhi erano fatti per ammirare bellezza e poesia, ricchi di sogni e di speranze verso il più autentico dei sentimenti, l'amore.

In noi però, indomabili romantici, resta il desiderio di sentirsi ancora dire dal vivo : "mi ami? E quanto mi ami?".

E noi a rispondere : "tanto quanto l' infinito mare, l'azzurro orizzonte, l'intero oceano".

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