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Ora le Banche pretendono di rappresentare il Paese!

Writer: sebastianoarcoraci
sebastianoarcoraci
Oct 15
3 min read

Non so se vi siete accorti, cari lettori, che In questi giorni, nei maggiori network televisivi, gira uno spot pubblicitario molto bello, che promuove non solo l'immagine di un Gruppo Bancario, ma anche il suo "ruolo" sociale.

Il messaggio molto "accattivante", è accompagnato da una scenografia in grande stile e testimonial di lusso, con attori famosi ed Etoile di prima grandezza che si stima costerà circa un Milione di Euro.

E' pur vero che questo tipo di imprese, forse più di altri, può permettersi un prodotto come questo, cioè di grande qualità e richiamo per i consumatori, ma la cosa che mi ha colpito, a parte la bellezza dello spot, è che il messaggio, esplicitamente, tende a rappresentare le Banche come attori sociali del Paese, anzi "come il Paese stesso".

Ora bisogna chiedersi, se nelle circostanze attuali, con una situazione Internazionale di guerra, in una economia stagnante, con una inflazione che mangia gli stipendi, e un poco sostenibile tenore di vita di molti Italiani, a causa del caro bollette e caro spesa, vi fosse proprio bisogno di tale ostentazione di "ruolo", atteso che le banche non si caratterizzano normalmente come Istituzioni fondamentali del Paese vicine ai bisogni collettivi e sociali dei cittadini, anzi.

Infatti non risulta che la generalità dei cittadini immagini questo tipo di Imprese come produttive di sviluppo e prosperità della Comunità, se non attraverso la raccolta di risparmio e prestiti alle imprese, e in casi di sostegno ad alcuni settori, come lo sport e la cultura, del tutto circoscritti, e solitamente attraverso le Fondazioni Bancarie, non certo come "Istituti".

Risulta invece, ad esempio, che nel 2026 tali Imprese del Credito abbiano conseguito un utile netto di 47,5 Miliardi di Euro ( più 5,5% rispetto all'anno precedente).

E seppure il Governo nel 2025 abbia pensato di tassare gli extraprofitti delle Banche, a causa della difficile situazione di Bilancio, in realtà è riuscito soltanto a "differire", alcune deduzioni fiscali, concretatesi solo con una sorta di " anticipo" su quanto dovuto dalle stesse all'Erario.

E' mancata insomma quella spontanea spinta solidaristica che tutti gli Italiani si sarebbero aspettati attraverso un contributo volontario delle Banche alle casse dello Stato, e quindi ai suoi cittadini.

Solidarietà che invece, i vari Governi finora succedutisi, hanno mostrato davvero salvando in questi anni Banche come Monte Paschi Siena, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio di Chieti, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Popolare di Bari.

D'altronde che questo anelito solidaristico manchi invece alle banche ognuno può ben testimoniarlo direttamente.

Non è infatti un mistero che oggi, nonostante questi enormi profitti delle Banche, a un cittadino che si presenti per richiedere un prestito o un mutuo, vengano richieste numerose e sostanziose garanzie patrimoniali o stipendiali, difficilmente accessibili a giovani e a lavoratori precari.

Né ai correntisti viene assicurato un trattamento dignitoso con interessi ridicoli dello 0,5% di media, e del 2, 3% di media sui depositi bancari, senza contare le ritenute , l'imposta di bollo, le spese per la tenuta dei conti e per bonifici.

Allora cari Istituti bancari, a fronte di un inamovibile atteggiamento di ricerca del puro profitto, naturalmente legittimo per ogni impresa, appare davvero grottesco che operatori del credito possano oggi presentarsi all'opinione pubblica con un volto benevolo, se non di benefattore.

Immagino invece che questi miliardi spesi per pubblicizzare i loro marchi ben potrebbero essere destinati a famiglie e giovani coppie che in questo momento particolare soffrono di una situazione economica sfavorevole.

A fronte di ciò dunque, suggerirei al Ministro dell'Economia Giorgetti, e all'intera compagine Governativa, di insistere, e non solo di chiedere umilmente, come risulta stia facendo in questi giorni di preparazione della nuova Legge finanziaria, per ottenere, se non una tassazione degli extraprofitti, almeno un contributo sostanzioso, volontario e a fondo perduto, da Banche e Assicurazioni, per implementare le misure di politica sociale a favore di giovani, famiglie e persone anziane.

Alle banche infine un piccolo consiglio, se proprio si intende aiutare il Paese, si eviti di "fare gli sboroni" e sprecare ingenti risorsi solo a fini pubblicitari, e, per una volta, si metta mano al proprio portafoglio per fini solidali.


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