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Spesa, si tornerà alla libretta?

Writer: sebastianoarcoraci
sebastianoarcoraci
Oct 13
4 min read

Updated: Oct 14

In questi giorni ha appreso, da un post di una brava giornalista, che centinaia di famiglie, hanno ripreso ad utilizzare il metodo della "libretta" per pagare mensilmente la spesa alimentare.

Chi non è troppo giovane ricorderà che in quegli anni le nostre famiglie usavano far la spesa a debito, utilizzando la famosa " libretta nera", in cui la bottegaia segnava in un quaderno piccolo con copertina nera ruvida, l'importo della spesa effettuata dal cliente giornalmente e/o settimanalmente, per poi ricevere il pagamento a fine mese, quando, di solito il marito, prendeva il salario.

Il cliente, di solito le mamme, a loro volta, ricevevano un pezzo di carta, solitamente anch'essa ruvida, come ricevuta dell'importo speso.

Era un bel da fare per le famiglie, che a fine mese, si ritrovavano attorno al tavolo da cucina, per sommare tutti i pezzi di carta e fare il totale da corrispondere alla bottegaia/o.

Anche per la "putiara/o, era un bel da fare, perché a ogni fine mese, dovevano prendere in mano la famosa libretta nera nominativa, e per ognuna di queste fare i conti e incassare la somma relativa al loro credito.

Ah quante librette si accumulavano nei cassettoni di quelle botteghe!

Oggi sembrano tornati quei tempi visto che spesso le famiglie non dispongono dei soldi bastevoli a pagare di volta in volta i bottegai, cercando di rimediare al debito contratto per la spesa soltanto a fine mese, quando arriva il nuovo stipendio, o la pensione, o il sussidio dello Stato.

Sta succedendo infatti che l'inflazione e la crescita dei prezzi del carello della spesa, non consentono più di far fronte, per parecchie famiglie, al fabbisogno più elementare, il cibo.

Cibo che sommato all'affitto, ( o alla rata del mutuo), alle bollette, alla retta per i libri e accessori per la scuola dei figli, alla spesa per la benzina, al costo delle medicine necessarie (non passate dal servizio sanitario), alle ricariche dei cellulari, etc..., comporta una spesa complessiva pari ormai a circa mille e cinquecento euro.

Naturalmente rispetto a quegli anni ci sono delle differenze, a volte positive, a volte negative.

Quelle negative evidenziano il fatto che non ci sono più le botteghe, ("i putiari" o i "botegari" o i "casoini"), se non nei piccoli borghi e in qualche quartiere cittadino, ma solo grandi catene di supermercati che non usano la " libretta", mentre quelle positive sono che, oggi, le famiglie si "industriano di più", andando a fare la spesa nei grossi mercati ortofrutticoli per risparmiare, o utilizzino i "buoni alimentari" che il Governo ha emanato a favore dei più disagiati, ( " la Card dedicata a te"), per l'acquisto dei prodotti di prima necessità, che molti supermarket accettano, e la spesa alimentare, in fondo, è un costo non così importante come una volta, quando di fatto rappresentava la maggiore voce nelle uscite dei bilanci familiari non essendoci ancora i nuovi "bisogni" di oggi.

Bisogni, che oggi forse incidono di più per spese di cui in quegli anni non vi era necessità ( cellulari, rete internet, benessere psico-fisico, abbigliamento, vacanze, etc...), mentre oggi sono assolutamente indispensabili se si vuol stare al passo coi tempi.

Quel che quindi mi ha colpito, è che in certe situazioni, le famiglie sembrano essere tornate indietro rispetto al tenore di vita di quegli anni.

Inoltre "l'ascensore sociale", un tempo funzionante, sembra si sia arrestato al piano terra, al massimo al primo piano, non più in grado di arrivare ai piani più alti.

Infine quel che un tempo era considerato " ceto medio", oggi ricopre una posizione di retroguardia, divenendo quasi povero pur avendo un impiego ( work poverty).

Se a ciò si aggiunge la precarietà di molti lavori il quadro diventa allarmante.

Allora la domanda è questa :

sarà la prossima finanziaria del Governo in grado di invertire la rotta investendo su una maggiore defiscalizzazione dei redditi da lavoro, o detassando la tredicesima anche sulle pensioni, e promuovendo l'incremento del welfare aziendale e territoriale e/o fornendo servizi primari alle famiglie alla stregua di veri e propri benefit?

Sarà in grado il Governo di stimolare le Imprese a rinnovare i contratti e aumentare i salari dei lavoratori dipendenti?

Insomma le famiglie avranno più soldi in tasca o meno spese, per esempio eliminando l'Iva dalle bollette e dai beni di prima necessità?

Al momento non sembra, visto che, proprio in questi giorni, il Ministro dell'economia Giorgetti, sta lavorando a una finanziaria prudente e con i conti pubblici da tenere in equilibrio.

Eppure, personalmente, credo che sia la volta buona, U.E. permettendo, per varare una " Finanziaria a debito", per sostenere la spesa sociale e il Welfare.

D'altronde la teoria Keinesiana, è proprio in questo momenti che andrebbe applicata, aumentando la spesa pubblica e generando un fattore moltiplicatore, che alla fine del percorso, potrebbe aumentare il reddito delle famiglie e quello della Nazione, in modo ben più consistente rispetto all'importo speso inizialmente.

E' tempo di dare risposte quindi, pena il dover sperimentare da parte di qualche grande gruppo alimentare ( tipo la Pop sei tu") la modalità di pagare a rata la spesa.Il pericolo incombe poiché potrebbe avverarsi un periodo di decrescita e stagnazione del Paese, se non addirittura di recessione.

Quindi il tempo di agire è ora.

Il tempo della "libretta nera" non può essere il futuro, tantomeno quello dei nostri giovani!





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