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400 mila studenti "surriscaldano" le piazze d'Italia

Writer: sebastianoarcoraci
sebastianoarcoraci
6 days ago
4 min read

Ieri 16 Ottobre è stata una giornata campale per il nostro Paese.

400 mila studenti hanno sfilato in cortei lunghe le vie cittadine di Milano, Roma, Bologna, Firenze, Napoli, Pisa, Venezia, Verona, Padova, Mestre e altre Città d'Italia.

Su 2 Milioni e mezzo di Studenti Medi, quasi il 20% dei nostri Liceali sono dunque scesi in Piazza, per rivendicare una Scuola più dignitosa, ma anche per il ripudio alla Guerra come strumento di soluzione ai contrasti fra Stati.

Ben distanti dunque da quel 40% che partecipò al Movimento sessantottino, in cui si manifestava per rivendicare " il diritto allo studio" , una rivoluzione nei costumi sociali, il rifiuto dell'autoritarismo e la rivendicazione di diritti civili, specie per le donne.

Allora la protesta nacque soprattutto nell'Università, con occupazioni di quasi tutte le Facoltà Italiane, sulla scia di quanto stava accadendo in Francia.

Oggi invece la protesta nasce soprattutto nei Licei, influenzata, anche questa volta, da quando accade fra i nostri cugini d'oltralpe, anche se nel nostro caso non sono state messe a fuoco e fiamme le Città Italiane.

Oggi, come allora, prima delle manifestazioni, non si contano le occupazioni da parte degli studenti di molti Licei, specie a Milano, a Roma, a Torino e a Bologna.

E' giusto evidenziare peraltro che nella gran parte dei casi le manifestazioni sono state pacifiche, grazie anche ai cordoni di sicurezza organizzati dagli stessi partecipanti.

Purtuttavia a Torino, a causa di alcuni episodi di violenza, specie contro le forze dell'Ordine, sono stati arrestati tre minorenni, mentre a Roma si sono infiltrati decine di incappucciati, con il chiaro intento di far scoppiare disordini e saccheggi.

Inoltre in alcuni di questi cortei si è poi assistito a orridi cartelli, raffiguranti a testa in giù, la Premier Meloni, il Ministro degli Esteri Tajani e quello dell'Istruzione Valditara.

Episodi orchestrati evidentemente dai più facinorosi e violenti, con l'intento di surriscaldare gli animi dei partecipanti, introducendo nelle giuste battaglie di principio dei giovani, elementi estranei ai motivi della protesta, tutti orchestrati da alcuni teorici della pura sobillazione contro le Istituzioni, e finalizzati a esprimere una forte opposizione a questo Governo, con metodi che si inquadrano in fatti tipici di reato.

Pochi gli Universitari presenti, che in ogni caso manifestavano per il caro affitti degli alloggi per i fuori sede.

Pochi gli Insegnanti e pochissimi i lavoratori presenti, a differenza di periodi del passato in cui si saldava il Movimento Studentesco con quello dei Lavoratori.

Un segnale che la dice lunga sul mancato consenso della gran parte dei cittadini a questo tipo di manifestazioni, spesso strumentalizzate a fini Politici, slegate dal contesto sociale e Politico del momento, ove la crisi comincia a farsi sentire, seppure consapevoli che questa è motivata da contesti Internazionali di Guerra, dunque difficilmente attribuibili al Governo attualmente in carica.

Gli Italiani insomma sembrano comprendere che la soluzione ai conflitti passa da ben più sostanziose ricette, e da un riequilibrio degli assetti geo Politici odierni, influenzati soprattutto dai tre maggiori attori in campo come Trump, Putin e la Cina di Xi Jinping, non certo dall'Italia che pure sta svolgendo un ruolo prezioso in ambito Europeo e Internazionale.

Anche a Padova si è svolta la manifestazione, senza alcun incidente, seppure solo in mille e cinquecento vi hanno partecipato, ( 5% su un totale di 37.000 studenti Medi), evidenziando uno scarso seguito da parte degli altri giovani, sui temi, seppure importanti e legittimi, come il diritto a una Scuola migliore e maggiormente accogliente.

Personalmente ritengo sia da preservare il diritto a manifestare così come consacrato nella nostra Carta Costituzionale, specie se questo si esercita nei modi e con metodi del tutto pacifici.

"Pacifismo" che invece non si è registrato in altre Piazze, come Torino, Roma e Milano, dove i diritti vengono usati strumentalmente per conseguire ben altri e diversi obiettivi Politici, tutti mirati a fomentare odio e contrasto alla attuale maggioranza che guida il Paese.

Ciò lo dimostra il fatto che nessuna delle forze di opposizione abbia finora, condannato gli episodi di reato, seppure perpetrati da una minoranza, né vi è stata solidarietà alla Premier e ai Ministri raffigurati nei cortei a testa in giù.

Per questo, personalmente, credo sia opportuno invece alimentare un franco e doveroso confronto sui temi sollevati dai giovani, oggi meno tutelati di un tempo, sia nell'esercitare il loro diritto allo studio, sia nelle diminuite prospettive di lavoro, sempre più precario e poco pagato, ostacolando di fatto la costruzione di un loro positivo futuro.

Confronto che potrebbe iniziare anche nelle Aule Parlamentari, evitando di usare però la leva della protesta fine a se stessa, immaginando soluzioni di buon senso e risorse adeguate dedicate ai bisogni espressi dal mondo giovanile.

Soluzioni che non potranno passare da una visione assistenzialista del Paese, né da slogan vuoti di contenuto, e tanto meno da promesse demagogiche come il salario minimo.

Occorrerà piuttosto maturare un percorso comune, fra le varie Forze rappresentative del Paese, in un'ottica di conciliazione collettiva, volta all'unico interesse che deve stare a cuore a tutti, quello dei nostri giovani, immaginando un contesto sociale nuovo e di sviluppo, nel segno dell'equità e delle pari opportunità per tutti, invertendo una direzione che sembra prendere piede, in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, ove questi ultimi rischiano l'esclusione sociale e il disinteresse verso le proprie sorti e quello della intera Nazione.

Situazione che l'Italia, invece, io credo, abbia tutti i mezzi, l'intelligenza, e la maturità di cambiare, pena il declassamento fra le più Moderne Nazioni e il continuo migrare delle nostre migliori risorse umane verso altri Paesi.




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