Chi più ricatta più ottiene?
Tutti sanno ormai della protesta organizzata da numerose sigle che rappresentano l'Autotrasporto in Italia, visti i numerosi blocchi patiti da molti automobilisti e da migliaia di famiglie a causa degli scaffali di molti supermercati vuoti.
Pochi però hanno capito del perché la protesta si sia svolta al Sud, e in alcune zone, come la Campania, dove ancora è in essere.
Una risposta plausibile della protesta " sudista" potrebbe essere rinvenuta dal fatto che fra le 100 mila imprese di autotrasporto, molte, specie le piccole, sono concentrate proprio fra Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia.
Un'altra possibile risposta potrebbe richiamarsi alla circostanza che dietro alla protesta vi siano anche alcune organizzazioni criminali.
Compreso dunque del perché tale ribellione sia concentrata nel Meridione, appare utile partire dai numeri.
In Italia gli auto trasportatori sono circa mezzo milione e le imprese almeno 100 mila.
Numeri importanti dunque, che ove si mobilitino tutti insieme, riescono a condizionare il normale approvvigionamento delle materie prime, specie nei supermercati, creando allarme nella Popolazione.
Altrettanto numerose sono le sigle che li rappresentano:
Fai, Anita, Assotir, CNA, Confartigianato,Fedit, Fiap, Confcooperative, ed altre minori.
Alcune di queste sono in realtà Comitati di Base ( Cobas), i più recalcitranti, e che, ancora oggi ,proseguono nella protesta, disconoscendo di fatto gli accordi sottoscritti ieri dalle sigle storiche con il Governo.
Ma cosa chiedono questi protestatori?
Chiedono un intervento sul prezzo del Gasolio e un fondo di sostegno per il rinnovo del parco mezzi, con l'aggiunta, da parte di alcune sigle, di ridurre le accise sui carburanti.
Molti di questi rappresentanti degli autotrasportatori sono ben noti, fra questi un ex Sottosegretario del Governo Berlusconi, ( FAI ), un Vice Presidente Nazionale della Confcommercio e il Presidente di ANITA, aderente a Confindustria.
Tutti dunque inseriti in un contesto di relazioni sindacali fra parti datoriali, lavoratori e Governo che si dovrebbero astenere dall'uso di metodi di protesta molto vicini al "ricatto", ma che, evidentemente approfittano in tali occasioni per "accendere" la protesta.
Altri invece sono piccole sigle, vicine ai Cobas, che associano piccoli padroncini e lavoratori autonomi che non si riconoscono nelle più grandi Federazioni di settore e che fanno della protesta eclatante il loro metodo tradizionale di lotta.
Il caos di queste settimane dunque è stato causato dalla " saldatura", forse inconsapevole, fra queste due distinte realtà.
Il risultato, come tutti abbiamo potuto vedere, è che si è rischiato il collasso della mobilità stradale e auto stradale, specie in alcune zone, oltre alla scarsità di merci fra i reparti dei supermercati.
Un insieme che ha costretto il Governo ad accogliere alcune loro rivendicazioni destinando più di 175 Milioni di Euro ( 105 per i soli TIR), sotto la forma di Crediti d'Imposta, che riceveranno già da Novembre nei loro "cassetti fiscali" e con la sospensione fino a Marzo 2027 dei Leasing che hanno in corso gli autotrasportatori.
Misure che forse non basteranno a placare gli animi e soddisfare le richieste di molti, tanto che i " cobas", sembra vogliano proseguire con la protesta.
Purtuttavia occorre dire che il Governo ha dimostrato di esserci, e soprattutto di essere disponibili al confronto e al dialogo fra le parti.
Il punto però è che ancora una volta i cittadini hanno dovuto assistere al solito refrain di "chi più protesta più ottiene".
Un messaggio molto negativo, specie se raffrontato invece con le misure sanzionatorie utilizzate con il Decreto Sicurezza sulle Manifestazioni di giovani violenti avvenute in questi giorni a Milano.
L'idea non è certo quella di voler sanzionare allo stesso modo la protesta degli autotrasportatori, ma la risposta diversa, fornita nel caso degli scioperi dei Tir, non può essere, a mio avviso, solo di questo tipo.
Così facendo infatti non si fa che procrastinare il problema, spostando solo i termini della questione, che prima o poi tornerà a porsi.
Infatti occorrerebbe prendere spunto da tali eventi per invertire la rotta nel trasporto merci, in modo alternativo e strutturale.
Non si può, a mio parere, continuare ad usare il trasporto merci su gomma nella misura abissale del 92%, mentre quello su ferrovia rimane solo all'8%.
Occorre da subito dotarsi di un piano progressivo che riduca tale divario, che in Europa già funziona, dove infatti il trasporto su gomma è pari al 78% e non al 92%.
La diversa soluzione non solo impatterebbe solo sul clima già rovente in Italia, e sull'inquinamento di idrocarburi, ma allenterebbe lo stato di soggezione e ricatto cui spesso i Governi in Italia sono sottoposti rispetto all'attuale sistema trasportistico.
Inoltre è necessario, e auspicabile aumentare la quota del trasporto merci via acqua, attraverso container su Navi, oggi pari solo all'1% del totale, rafforzando la Logistica Intermodale.
D'altronde l'Italia è un Paese ricco di vie navigabili ed ha un ottimo sistema Portuale risultando il primo nell'Unione Europea, con una sessantina di Porti, regolati da 16 Autorità Portuali, fra cui Genova, Trieste, Civitavecchia, Ancona, Bari, Venezia, Gioia Tauro, Messina ed altri, presenti in quasi tutte le Regioni d'Italia.
Prima si intraprenderà dunque questa via prima potremmo liberarci di Monopoli oggi risultati anacronistici ed insostenibili anche sul piano economico oltre che ecologico.
In alternativa, i camionisti prima, i tassisti poi, i controllori di volo, ed altre categorie poi, che detengono un potere contrattuale alto, rischieranno di metterci spesso in ginocchio, evidenziando peraltro una discriminazione su chi tale potere non ha, o si sente maggiormente responsabile verso il bene del Paese, come Pensionati, lavoratori del pubblico Impiego, i braccianti agricoli, lavoratori domestici e di cura, gli addetti alle pulizie, e tutti quei giovani precari che oggi si trovano ad affrontare da soli e con poche tutele le difficoltà del vivere quotidiano.
Si tratta dunque di riequilibrare il contesto sociale e le opportunità di ognuno, premiando solo il merito e non le spinte egoistiche ed autoreferenziali, accogliendo semmai i bisogni di chi è più fragile ed indifeso, non certo dei più forti e prevaricatori.
Un paese Civile fa questo, disegnando orizzonti migliori e senza subire alcun ricatto.
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