Ha vinto il NO, ha perso il Paese!
- sebastianoarcoraci
- Mar 22
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Updated: Mar 23
Come accade alla fine di ogni battaglia importante vi sono vinti e vincitori.
Indubbia la vittoria del NO al Referendum sulla separazione delle carriere dei Giudici.
D'altronde dopo la canea provocata da tutto un mondo contro gli aneliti di riforma era da metterla in conto.
Un mondo intero scatenato come belve feroci contro i sostenitori riformisti, a partire naturalmente dal Comitato del NO presieduto dal Costituzionalista Enrico Grosso, portabandiera dei contro - Riformisti, poi dalle Associazioni Nazionali dei Magistrati, proseguendo con i Partiti dell'estrema Sinistra AVS, Movimenti Antagonisti, la parte preponderante del PD, i populisti dei 5 stelle in testa, la gran parte dei media, giornalisti e opinionisti, in primis Travaglio, Massimo Giannini, Andrea Scanzi, Gruber, Formigli, Roberto Saviano, e poi cantanti attori e ballerine, da sempre schierati con l'Arcipelago di Sinistra.
Un mondo difficilmente contrastabile semplicemente con i buoni motivi e i contenuti della Riforma, tale era forte la fila di fuoco messa in campo da coloro che, da sempre, ostacolano ogni Riforma del Paese.
Tanto più che nello specifico si trattava di cambiare verso ad un Sistema Giudiziario fortemente lacunoso e politicizzato verso una sola parte Politica.
Quella stessa parte Politica che da tempo ha avvelenato il Paese, anche con vere e proprie intimidazioni morali, forti di una sorta di Sovranismo Giudiziario, sulla scia di una falsa rivoluzione, che negli anni '90 fu in grado, consapevolmente, di spazzare via una intera classe Politica, che fino ad allora aveva portato l'Italia fra le prime Nazioni al mondo per benessere, democrazia e libertà.
Veleno a cui non si è, finora, riusciti a trovare l'antidoto.
Risultato?
Che il Paese, anche sul tema Giustizia rimarrà indietro, anche rispetto agli altri Paesi Europei, che su 27 ben 23 adottano da tempo la separazione delle carriere.
Che dire?
Ha vinto il NO e coloro che hanno usato il loro slogan più efficace " la Costituzione non si tocca", camuffandosi da paladini dei nostri Costituenti Repubblicani.
Messaggio semplice che evidentemente ha fatto breccia anche fra i giovani, che in questa occasione hanno pesato sull'affluenza ai seggi, pari al 59%, aumentandola a favore del NO.
Un No insomma come forma di ribellione al Potere costituito ( Governo), quale "affermazione di se stessi", ma anche come una sorta di "palingenesi" contro il cambiamento radicale delle Istituzioni.
Un atteggiamento conservatore dunque, controrivoluzionario, poco consono, storicamente, allo spirito indomito tipico dei Movimenti giovanili del "68.
Un risultato questo che appassionerà gli studiosi di comportamento del mondo giovanile, che, a sorpresa, intendono riappropriarsi anche di spazi Politici.
Naturalmente, in democrazia, va rispettato il responso delle urne, manifestato con chiarezza dai cittadini.
Resta il rammarico che ancora una volta il Paese ha perso una occasione, forse storica, di ammodernare le proprie Istituzioni, di dare ai cittadini un Giudice realmente terzo, far cessare il corporativismo giudiziario, ridare credibilità, autonomia e indipendenza ai Giudici, liberandoli dal cancro del correntismo.
Infine preoccupa il clima di tensione creato nel Paese dai fautori del divisionismo sociale, della lotta personalistica contro la Meloni, dei nefasti segnali che giungono anche dalla morte dei due anarchici mori nel crollo di un casale a Roma, mentre, presumibilmente preparavano un attentato alle Istituzioni.
Per questo, ora, compito di tutte le forze Democratiche è ripristinare il dialogo e il confronto, perché, se pure ha vinto il NO, non perda il Paese.
sebastianoarcoraci.com Associated GNSPress



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