Middle Class, nuovo ceto povero?
- sebastianoarcoraci
- Feb 26
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Il Censis e L'Istat stimano che la middle class in Italia, un tempo il 49 % delle classi reddituali, non lo sia più, avendo negli ultimi 15 anni subito una erosione del proprio reddito del 10%.
Così il Ceto Medio colpito da Stipendi fermi dal 1990, e dai processi inflattivi, oggi fa fatica ad imporsi come "class guide", nel Sistema Paese.
Infatti le famiglie con redditi fra 30 mila euro e 50, sono sempre più in difficoltà, impossibilitati a condurre lo stile di vita che da sempre le avevano contraddistinte, con pesanti ricadute anche sui "consumi", come si può evincere dalle sempre più numerose crisi anche nel commercio, con chiusure che, negli ultimi 12 anni, ormai sfiorano un numero pari a 140.000, contribuendo ad una massiccia desertificazione dei nostri centri storici.
Un ceto che non avendo i requisiti per chiedere sussidi e aiuti perché considerati benestanti, si sta, però, sempre più avvicinando al ceto più povero, costringendolo , a sua volta, a rivolgersi ad Enti di Assistenza.
Una fotografia realistica, se in aree del Paese come il ricco Veneto, a Padova per esempio, le famiglie che hanno chiesto il reddito di inclusione sono state, nel 2025, ben 1410 per un totale di 2561 persone.
Ma ormai non basta più l'ADI ( assegno di inclusione), perché altre provvidenze ( RIA), sono state attribuite a più di 200 beneficiari.
Inoltre, si paventa che altre situazioni di fragilità economica finora nascoste, stiano per emergere.
Il dato che preoccupa è che questo nuovo fenomeno emerga anche fra chi lavora regolarmente piegata da caro bollette, aumenti del carrello della spesa, aumento degli affitti, delle rate di mutuo, e che non riesce più ad arrivare alla fine del mese.
Un problema che interessa dunque la capacità di spesa della Middle Class che si riverbera nelle loro relazioni sociali e nella loro diminuita qualità di vita.
Intercettare questa fascia a metà fra benestanti e poveri è molto difficile, a volte per la loro atavica ritrosia a chiedere aiuto, volendo mantenere il riserbo e una malcelata dignità.
Un dato eclatante, che riguarda ancora Padova è il primato raggiunto per le persone che nel 2025 si sono rivolte alle Cucine Popolari, ben 3.624.
Un terzo di questi, ben 1200 persone, non si erano mai rivolte prima alle cucine economiche, evidenziando una fascia di persone che sta scivolando nella classifica dei ceti sociali.
E seppure l'attuale Governo abbia voluto incidere sulla nuova fascia di tassazione Irpef, abbassandola di 2 punti, questo non ha prodotto una inversione di tendenza tale da poter incidere sul fenomeno, che comincia a preoccupare, anche sul piano del consenso sociale verso le Istituzioni, drammaticamente calato al 35% del totale.
Occorrerà dunque affrontare questa nuova e delicata sfida, che riguarda non solo il Ceto Medio, ma l'intero Sistema Sociale.
Occorrono misure più incisive, che ridiano slancio a questo dinamico ceto produttivo, attraverso più robuste iniezioni di risorse, a cominciare dall'adeguamento degli stipendi e pensioni, anche attraverso l'introduzione della Scala Mobile, una soglia di
" no Tax area", un incremento ulteriore al welfare sociale, di impresa e territoriale, una sterilizzazione dell'IVA e degli oneri sociali nelle bollette energetiche, un ribasso dei costi per alimenti.
Una sfida che il Governo dovrà cogliere nella prossima Legge di Bilancio, peraltro l'ultima a sua disposizione, e, che, anche sul piano del consenso elettorale, potrebbe fungere da volano per il nostro Sistema Paese, innescando un meccanismo virtuoso nelle dinamiche produttive e sociali future.
I margini ci sono, dunque non si vede perché non compiere questo cambio di paradigma.
Non farlo sarebbe miope e farebbe precipitare l'Italia verso una china pericolosa intravvedendo, per il prossimo futuro recessione e stagnazione, fenomeni da evitare assolutamente, se si vuole mantenere una posizione di alta classifica nel Ranking Mondiale dei Paesi più industrializzati e moderni.
"noli deesse audaciae"
sebastianoarcoraci.com- associated Gnspress



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