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Primo Maggio contro la precarietà del lavoro e salario povero!

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • Apr 29
  • 4 min read

Updated: Apr 30

Venerdì sarà il Primo Maggio in molti Paesi del Mondo.

Ricorrenza che nella storia Internazionale ha origine a Chicago, verso la fine dell'800, in giornate di sangue per i lavoratori, che furono picchiati perché scioperavano per ottenere che la giornata di lavoro fosse al max di 8 ore.

Anche In Italia, dopo la seconda Guerra Mondiale, nel 1949, è divenuta ufficialmente la giornata dei lavoratori, anche assumendo un valore di memoria storica, per i tragici fatti di sangue di Portella della Ginestra del 1947, quando Turiddu Giuliano, su ordine dei Servizi Segreti e del Potere Mafioso, sparò contro la folla di contadini, che si erano lì riuniti proprio per festeggiare il Primo Maggio e chiedere le terre da coltivare.

Una giornata dunque di festa, oltre che di ricordo per i tanti morti sul campo, ma anche di riflessione sullo stato e condizioni del Lavoro oggi.

Lavoro che ancora oggi non riesce a far vivere dignitosamente i veri produttori di reddito e le loro famiglie.

Lavoro anche, e in parte, precario e sottopagato, e con pochi diritti per frange importanti di lavoratori.

Sarà per questo che ieri il Governo ha ritenuto di scegliere proprio questi giorni per varare " il Decreto Lavoro".

Un Provvedimento che investe 1 Miliardo per nuove tutele verso il lavoro precario, sostenendo le imprese che entro il 31 Dicembre di quest'anno stabilizzeranno i lavoratori con contratto a termine, convertendoli a tempo indeterminato.

Inoltre è stabilito il cosiddetto "salario giusto" che a differenza del salario minimo, propugnato da una certa Sinistra massimalista, che rischiava nei fatti di abbassare i salari, impone di applicare le tariffe previste dai migliori Contratti Nazionali di Lavoro praticati in quello specifico settore.

Così come saranno destinati nuovi fondi alla ZES unica del Mezzogiorno, con risorse per assunzioni di giovani under 36 con defiscalizzazione totale per le aziende che assumono, consentendo nuove iniziative di sviluppo e crescita economica delle Aree del Sud.

Infine il Decreto contiene una misura di salvaguardia stipendiale a favore dei lavoratori, per ritardo da mancato rinnovo contrattuale nella misura del 30% dell'inflazione, e sarà consentita una uscita anticipata fino a 7 anni ( prima era di 4 anni), a quei lavoratori considerati in esubero in aziende di almeno 15 dipendenti che dichiarino lo stato di crisi.

E' evidente che questo Provvedimento non risolve tutti i problemi che investono oggi il lavoro, ma è un importante punto di svolta, specie per aver affrontato, pe la prima volta, il tema della precarietà nel lavoro.

La situazione attuale, naturalmente, richiederebbe maggiori sforzi in tal senso, specie alla luce dell'ultimo dato Istat, che, proprio ieri, evidenzia come gli stipendi abbiano perduto negli ultimi cinque anni il loro potere d'acquisto nella misura del 7,8.

D'altronde la situazione attuale, anche a causa delle Guerre nel Mondo, registra

più inflazione, maggior costo del carrello della spesa, caro bollette, molti mancati rinnovi dei contratti e un mancato adeguamento totale delle pensioni.

Tutti elementi che frenando i consumi, mettono a rischio commercio e industria, impedendo di fatto la formazione di nuove famiglie e una condizione di vita dignitosa dei lavoratori.

Infatti è' noto a tutti che i salari Italiani sono fermi al 1990, anzi son diminuiti, in questi 35 anni, del 2,9%.

In tal senso bene ha fatto questo Governo, nell' aver abbassato, per la prima volta, gli oneri fiscali a carico di aziende e lavoratori, agendo, diversamente che negli anni di Governo ( 15 anni ) della Sinistra, che ha preferito intervenire con politiche assistenziali, specie al Sud, con borse lavoro e sussidi vari, oltre che col Reddito di Cittadinanza, nella logica dei sussidi a vita, senza promuovere le politiche attive per il lavoro, l'intrapresa, le libere professioni e l'artigianato.

Bene fa anche il Presidente Mattarella, che in tal senso, da tempo, richiama le Forze Politiche e Sociali, ad affrontare il tema del "salario reale", oggi non in grado di assicurare benessere a chi, diversamente dal mondo della finanza, dovrebbe essere considerato il vero artefice della crescita Industriale ed economica del Paese.

Occorre dunque ripartire dal Primo Maggio, perché non sia solo una festa, ma il momento delle decisioni a favore dei lavoratori.

Per questo è necessario, a mio parere, fissare un timing, sia da parte del Governo, che delle parti datoriali, perché si stabiliscano, sin dal giorno dopo del Primo Maggio, con precisione, date, modi e mezzi economici, per attuare finalmente l'adeguamento dei salari al costo "reale" della vita e per dare il via al rinnovo contrattuale che riguarda ancora ben 4 Milioni di lavoratori.

Inoltre, va attuato in modo generalizzato, quanto è già previsto nella Legge n. 76 del 15 Maggio del 2025, finora poco applicata, che attuando i principi dell'l'Art. 46 della Costituzione, consente ai lavoratori di partecipare agli "utili d'Azienda", e alla sua gestione e organizzazione.

Tutti strumenti questi che sommati agli adeguamenti salariali, rimetterebbero al centro la dignità del lavoro, finora sacrificata al Moloch del Sistema Finanziario, riportando l'Economia verso quel ruolo sociale, per cui, negli anni, ha elargito parole di buon senso, lo stesso Papa Francesco con le sue Encicliche Laudato sì e Fratelli tutti ( 2015- 2020).

Riparta dunque, dal Primo Maggio di quest'anno, un forte appello delle Forze Sindacali e dei Lavoratori, perché si ascoltino i bisogni e le speranze di coloro che, in larga misura, ha contribuito e contribuisce, ogni giorno, a fare dell'Italia una delle 7 maggiori Potenze Economiche al Mondo.

Le crisi servono anche per "cambiare verso"!

Ora è il momento!

Buon Primo Maggio a tutti gli Italiani.

sebastianoarcoraci.com - Associated GnsPreSs







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