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Omicidi efferati nel mitico NordEst solo per i skei?

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • Jun 17
  • 3 min read

Updated: Jun 19

Si dice spesso che la vita di Provincia è molto più serena che nei grandi Centri Urbani, divenuti insostenibili contenitori di smog, vite frenetiche, affitti impossibili e continui episodi di criminalità metropolitana, fatta di baby gang, scippi, risse, rapine e accoltellamenti.

Si dice ancora che la vita nei piccoli centri di Provincia si svolge più armoniosamente, in un habitat naturale migliore, un contesto sociale più friendly, con maggior senso di solidarietà all'interno della comunità locale.

Per questo mi ha colpito profondamente il crudele assassinio della zia cinquantatreenne, Chiara Guerra, professoressa di Italiano, di San Stino di Livenza, ai confini fra le Province di Venezia e Pordenone, (molto ricche), da parte del nipote di soli 17 anni.

Mi ha colpito particolarmente il fatto che l'omicidio sia nato in un contesto familiare pieno di invidie, gelosie e rancori, evidentemente mai sopiti.

Ma ciò che mi ha davvero sconvolto è il movente dell'omicidio efferato, perpetrato con più di venti coltellate e il tentativo di bruciarne il corpo.

Il movente è stato il vil denaro, si quello che in Veneto si chiamano schéi o sghéi ( a seconda della pronuncia).

Il fatto non è nuovo.

Già tanti anni fa, a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, tale Pietro Maso aveva ucciso il Padre per impossessarsi del suo patrimonio, e successivamente a Chiampo, in Provincia di Vicenza, nel 2022, tale Diego Gugole, uccideva i genitori a colpi di pistola, per ereditare i loro schei e comprarsi un auto nuova.

Episodi assurti alla cronaca e che tanto orrore hanno destato in tutta l'opinione pubblica, e che evidentemente smontano quei luoghi comuni, tanto amati dagli Italiani, che dipingono la Provincia come il luogo dei mondi migliori.

Ebbene sia detto con tutti i riguardi possibili : "la vita di Provincia non è tutta rosa e fiori, anzi!"

Basti pensare al caso Garlasco in provincia di Pavia, ancora irrisolto, e che anche oggi ci atterrisce tutti.

Il fatto è che è proprio nelle dimensioni di paese che si sviluppano fenomeni cosi crudeli, nascendo in ambienti a volte sordidi, intrisi da una sub cultura, chiusa ad ogni innovazione, in cui prevale una accezione negativa della vita, fatta solo di accumulo di beni materiali, di codici etici specifici, regole precise, in cui soprattutto il denaro è il nuovo feticcio da adorare, il totem cui credere ciecamente, al di sopra di ogni altra cosa.

Nessun alto ideale, né codici etici e morali da osservare, ma solo una ricerca ossessiva del " dio denaro".

Luoghi in cui l'affetto, anche parentale, spesso non risulta spontaneo ma solo a pagamento, ove si pratica poco rispetto per il prossimo, in cui spesso si sviluppa un odio cupo, a volte trattenuto, ma pronto ad esplodere alla prima occasione, come nel caso di S. Stino di Livenza.

Ambienti insalubri insomma, in cui anche le amicizie sono solo di convenienza, pronte ad esser tradite al primo fruscio di foglie, e in cui la cura degli anziani ormai viene delegata, quasi totalmente, alle RSA e alle Hospitality per senior.

In questo senso la situazione della vita di provincia nei territori del Sud si presenta maggiormente accogliente e accudente, ove anche verso le persone care, avanti con gli anni, vengono ancora seguite dalle famiglie e nelle loro case, senza sradicarle dai loro habitat.

Certo non è assolutamente da generalizzare, la provincia infatti, sia al Sud che al Nord, ha nel suo corpo sociale anche molte virtù, come il buon vivere, il concetto di sacrificio, impegno civile, la sostenibilità ambientale, i processi lenti della routine quotidiana, la cura delle relazioni interpersonali, il senso di convivialità.

Purtuttavia questi non sono bastati alla cara e compianta Chiara Guerra per potersi godere in serenità il resto della propria vita, né son bastati ai suoi allievi per poterne godere i suoi insegnamenti e la sua gaiezza.

Occorre quindi smitizzare i luoghi comuni e vigilare affinché certi segnali vengano colti sin dal loro manifestarsi, specie ove ciò è ancora più facile da osservare, cercando di condividere con l'intera comunità di appartenenza, disagi, dissapori e contrasti, aiutandosi l'un l'altro, e, coinvolgendo ogni presidio sociale, Chiesa e Famiglie comprese.

Inorridirsi dopo, quando ormai è troppo tardi, significa abbandonarci alla solitudine e all'anomia sociale, non certo dei buoni viatici per prevenire tali tristi fenomeni.

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