Ospedali di Comunità, parte il Veneto e le altre Regioni??
- sebastianoarcoraci
- Apr 10
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Updated: Jun 20
Il Veneto fa da apripista In Italia e Lunedì scorso sigla con i Medici e le loro maggiori rappresentanze Sindacali un accordo per l'apertura delle Case di Comunità con il loro apporto fondamentale.
Merito del giovane Governatore Alberto Stefani e del nuovo Assessore alla Sanità Professor Gino Gerosa.
L'accordo riguarda sia i medici di Base, a partire da quelli incaricati di recente, che i Medici specialisti degli AFT - Aggregazione Funzionale Territoriale.
I medici di Medicina Generale, in particolare, dovranno garantire almeno 6 ore settimanali previo compenso minimo di 60 Euro l'ora.
Le case di Comunità, svolgeranno il loro servizio tutti i giorni , h 24, soprattutto per attività diurne e nei giorni feriali dalle 8,00 alle 20,00.
Parte dunque la Medicina di assistenza territoriale.
Lavoreranno in Equipe per visite ambulatoriali, gestione della cronicità, utilizzo di strumenti diagnostici quali ECG, Spirometro, Ecografo e Telemedicina, oltre al monitoraggio dei percorsi diagnostico - terapeutici.
Dunque si da attuazione alla Legge Legge 23 del 2023.
Da rilevare che secondo i Finanziamenti del PNRR, in Italia, dovrebbero essere realizzati 1.650 Case di Comunità e 400 Ospedali di Comunità, 100 solamente in Veneto di cui 20 a Padova, ( oggi ne son partite 7 ), sulla base del principio di "salute di prossimità" verso i cittadini, oltre che per deflazionare gli accessi, a volte ingiustificati, ai Pronto Soccorso.
Infatti uno dei temi in discussione è quello di individuare una maggiore appropriatezza nelle prescrizioni dei medici di base, spesso indirizzata tout court a visite specialistiche, o esami clinici non strettamente necessari e giustificati dai sintomi denunciati dai pazienti.
Appropriatezza, che da un lato farebbe riacquistare al Medico di base il ruolo di un tempo, quando questo provvedeva direttamente alle prime cura delle patologie segnalate dal paziente, e alle cure di primo aiuto ( iniezioni, prelievi, radiografie, etc), e dall'altro diminuirebbe l'accesso ai pronto soccorso e/o a eccessive e ingiustificate visite specialistiche, che, alimentano, di fatto, un mercato parallelo di prestazioni sanitarie ingiustificate, specie al Sud, ove molti Medici senza scrupoli continuano a lucrare sulla pelle dei pazienti.
Occorre evidenziare però che la realtà, alla data del 31 Dicembre del 2025, secondo dati recenti, in molte Regioni, è molto diversa da quella prospettata.
Infatti, secondo l'ultimo report della Fondazione Gimbe, finora ne sono stati realizzati solo 86 ( 5%).
Inoltre solo 163 di quelli previsti ( 10%) hanno attivato almeno un servizio.
Oltretutto, nessuno di questi risulta essere dotato di sistema digitale.
Le cose, come al solito, vanno meglio al Nord, in particolare in Piemonte, dove su 96 previste se ne sono aperte 10, e in Veneto dove su 99 previste, alla data del 30 Marzo 2026, ne risultano aperte 64, specie nel Veneziano ( 5) e Padovano ( 7 ), ma solo 12 di queste sono attive e solo 3 di queste funzionano già a pieno regime, dotate di Medici e personale sanitario.
Al Sud invece molte Regioni sono ancora alla fase iniziale, come in Abruzzo, Basilicata e Campania che sono a zero realizzazioni.
Meglio in Sicilia , ove sulle previste 146 Case di Comunità, ne sono state attivate 8, specie nel Messinese.
Eppure occorrerebbe realizzarle tutte entro il 30 Giugno 2026, pena la perdita dei finanziamenti del PNRR ( Missione 6 ).
Bisognerebbe dunque agire in tutta fretta, in particolare sul versante della dotazione Medica, ma soprattutto Infermieristica e degli OSS.
Attenzione però alla coperta corta.
Infatti occorre vigilare che la dotazione dei Medici presso le Case di Comunità non sia una semplice partita di giro, utilizzando lo stesso personale che è già in organico presso altre strutture già esistenti, lasciando queste, a loro volta, scoperte.
Non può essere neppure una partita di Poker, come sembra stia facendo qualche Azienda Sanitaria, che pur di far "partire" qualche Ospedale di Comunità,
gioca senza avere belle carte, tentando un bluff.
Bluff che prima o poi verrà scoperto.
Certo oggi la dotazione di personale è difficilmente raggiungibile viste le carenze già presenti negli ospedali Generali e nei Policlinici ma è possibile invertire la rotta se si adotteranno alcune misure.
Il Veneto però sembra andare nella direzione giusta vista la Convenzione appena firmata con i Medici.
Naturalmente ciò non sarà sufficiente fino a quando non si arresterà il fenomeno migratorio dei Medici Ospedalieri, e anche delle altre figure professionali, verso il Sistema Privato di Medicina, oltre che verso altri Paesi Europei ( Svizzera - Olanda - Germania - Francia).
Fenomeno che potrà essere superato solo con aumenti stipendiali cospicui rispetto a quelli attualmente appannaggio dei Medici, degli Infermieri e degli OSS.
Un'altra possibile soluzione, per reperire il personale Medico per gli altri erigendi Ospedali di Comunità, potrà essere quella di utilizzare i neo Laureati in Medicina, con contratti ad hoc, che ne valorizzino la loro specificità.
Il quadro, come si vede, è complicato.
Purtuttavia, il Modello Veneto potrebbe ora essere esportato in altre Regioni, e, nei prossimi mesi, si potrebbe assistere a un complessivo riordino delle funzioni sanitarie, del modello organizzativo e delle prestazioni rese ai cittadini.
L'auspicio è dunque che, da oggi, funzioni meglio, la concertazione fra Ministero, Regioni e Associazioni dei Medici, degli Infermieri e degli OSS, riservandosi, ove persistessero i ritardi, il commissariamento vero e proprio delle Regioni inadempienti, non dimenticando mai che è la Sanità che deve girare intorno ai cittadini e non il contrario.
Agg. il 20 Giugno 2026
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