Ospedali di Comunità o bluff??
- sebastianoarcoraci
- Apr 10
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Updated: Apr 14
In Italia dopo i decreti di attuazione della Legge 23 del 2023, e i Finanziamenti del PNRR, dovevano essere realizzati 1.650 Case di Comunità e 400 Ospedali di Comunità, sulla base del principio di "salute di prossimità" verso i cittadini, oltre che per deflazionare gli accessi, a volte ingiustificati, ai Pronto Soccorso.
Infatti uno dei temi in discussione è quello di individuare una maggiore appropriatezza nelle prescrizioni dei medici di base, spesso indirizzata tout court a visite specialistiche, o esami clinici non strettamente necessari e giustificati dai sintomi denunciati dai pazienti.
Appropriatezza, che da un lato farebbe riacquistare al Medico di base il ruolo di un tempo, quando questo provvedeva direttamente alle prime cura delle patologie segnalate dal paziente, e alle cure di primo aiuto ( iniezioni, prelievi, radiografie, etc), e dall'altro diminuirebbe l'accesso ai pronto soccorso e/o a eccessive e ingiustificate visite specialistiche, che, alimentano, di fatto, un mercato parallelo di prestazioni sanitarie ingiustificate, specie al Sud, ove molti Medici senza scrupoli continuano a lucrare sulla pelle dei pazienti.
Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, occorre evidenziare che la realtà, alla data del 31 Dicembre del 2025, è molto diversa da quella prospettata.
Infatti, secondo l'ultimo report della Fondazione Gimbe, finora ne sono stati realizzati solo 86 ( 5%).
Inoltre solo 163 di quelli previsti ( 10%) hanno attivato almeno un servizio.
Oltretutto, nessuno di questi risulta essere dotato di sistema digitale.
Le cose, come al solito, vanno meglio al Nord, in particolare in Piemonte, dove su 96 previste se ne sono aperte 10, e in Veneto dove su 99 previste, alla data del 30 Marzo 2026, ne risultano aperte 64, specie nel Veneziano ( 5) e Padovano ( 3 ), ma solo 12 di queste sono attive e solo 3 di queste funzionano già a pieno regime, dotate di Medici e personale sanitario.
Al Sud invece molte Regioni sono ancora alla fase iniziale, come in Abruzzo, Basilicata e Campania che sono a zero realizzazioni.
Meglio in Sicilia , ove sulle previste 146 Case di Comunità, ne sono state attivate 8, specie nel Messinese.
Eppure occorrerebbe realizzarle tutte entro il 30 Giugno 2026, pena la perdita dei finanziamenti del PNRR ( Missione 6 ).
Bisognerebbe dunque agire in tutta fretta, in particolare sul versante della dotazione Medica, ma soprattutto Infermieristica e degli OSS.
Dotazione che però non può essere una partita di giro, utilizzando lo stesso personale che è già in organico presso altre strutture ospedaliere.
Non può essere neppure una partita di Poker, come sembra stia facendo qualche Azienda Sanitaria, che pur di far "partire" qualche Ospedale di Comunità,
gioca senza avere belle carte, tentando un bluff.
Bluff che prima o poi verrà scoperto.
Certo oggi la dotazione di personale è difficilmente raggiungibile viste le carenze già presenti negli ospedali Generali e nei Policlinici ma è possibile invertire la rotta se si adotteranno alcune misure.
Oltretutto in Parlamento si discute, in questi giorni, il Disegno di Legge n 1825/25 che modificherà il Sistema Salute, prevedendo, fra l'altro , ospedali di terzo livello nei piccoli Comuni, destinati ad erogare anch'essi prestazioni di base ai cittadini.
Che fare quindi?
Una pronta soluzione per reperire le necessarie risorse umane, almeno per quanto riguarda i Medici, potrà essere data dalle nuove convenzioni fra il Sistema Pubblico
( USL) e i Medici di base.
Questi, con la nuova Convenzione con le USL, oltre a effettuare le normali ore di ambulatorio, ( 3 ), dovranno effettuare le rimanenti 3 re presso gli Ospedali di Comunità, così sopperendo, almeno in parte, al fabbisogno relativo all'Organico del personale della struttura, mentre per il rimanente personale sanitario la risposta potrà venire solo da appositi nuovo concorsi di assunzione.
Naturalmente ciò non sarà sufficiente fino a quando non si arresterà il fenomeno migratorio dei Medici Ospedalieri, e anche delle altre figure professionali, verso il Sistema Privato di Medicina, oltre che verso altri Paesi Europei ( Svizzera - Olanda - Germania - Francia).
Fenomeno che potrà essere superato solo con aumenti stipendiali cospicui rispetto a quelli attualmente appannaggio dei Medici, degli Infermieri e degli OSS.
Un'altra possibile soluzione, per reperire il personale Medico per gli altri erigendi Ospedali di Comunità, potrà essere quella di utilizzare i neo Laureati in Medicina, con contratti ad hoc, che ne valorizzino la loro specificità.
Il quadro, come si vede, è complicato.
Purtuttavia, ove le Regioni intensifichino le loro attività su tale nevralgico tema, nei prossimi mesi, si potrebbe assistere a un complessivo riordino delle funzioni sanitarie, del modello organizzativo e delle prestazioni rese ai cittadini.
L'auspicio è dunque che, da oggi, funzioni meglio, la concertazione fra Ministero, Regioni e Associazioni dei Medici, degli Infermieri e degli OSS, riservandosi, ove persistessero i ritardi, il commissariamento vero e proprio delle Regioni inadempienti, non dimenticando mai che è la Sanità che deve girare intorno ai cittadini e non il contrario.
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