Studentati o Speculazione edilizia?
- sebastianoarcoraci
- Jan 8
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Updated: Jun 21
Si apprende in queste ore dalla stampa locale che nel 2027 sorgerà un altro Studentato, l'ennesimo.
Infatti il Fondo Invel, con a capo un bocconiano Greco, Mister Christoforos Papachristoforou, Economista, ha annunciato che ha investito 8 Milioni di euro tra Via Trieste e Via Valeri a Padova, nell'area ex PP1 per realizzare uno studentato di 450 posti.
Nei mesi scorsi, un esponente di rilievo dell’Ordine degli Architetti di Padova, e oggi sullo stesso quotidiano, l'Architetto Pierluigi Matteraglia, esperto di valutazioni ambientali, ci pone di fronte a delle riflessioni non banali, preoccupato che questo tipo di edilizia durerà per almeno 50 anni, producendo altre colate di cemento.
Occorrerebbero, lui sostiene, accordi negoziati sullo sviluppo urbanistico della nostra Città, cosa che al momento è del tutto assente fra le mura di Palazzo Moroni.
D'altronde Padova non sarebbe estranea a tale cattivo uso del territorio.
Un tempo, a cavallo fra gli anni sessanta e ‘70, Padova ha assistito ad una forte speculazione edilizia.
In alcuni quartieri, specie quelli a ridosso del centro, ad esempio in Zona Portello, Stanga, etc.. , si costruirono decine di condomini fatti per lo più di Monolocali.
Tali " buchi" furono destinati a migliaia di studenti, specie fuori sede, provenienti dalle più disparate Regioni d' Italia, specie dal Sud, che desideravano frequentare la più antica Università, dopo quella Bolognese di Irnerio,
All' epoca alcuni palazzinari, sfruttando furbescamente il piano Urbanistico Cittadino, costruirono tali " mini alloggi" facendoci molti soldi.
Un fenomeno purtroppo di cui ancora oggi si vedono i risultati di degrado e anomia, in cui la bellezza è stata del tutto assente, per non parlare di altri più deprecabili fenomeni ( vedi ex Via Anelli, o zona Stazione).
Oggi sta accadendo di nuovo ?
Accade infatti che Società Private, Gruppi Imprenditoriali e persino
l' Università di Padova ed altri Enti Pubblici come l' ESU, annunciano di voler realizzare entro il 2028 ben 13 Studentati.
Segno di una nuova speculazione edilizia a buon mercato? O è una risposta pianificata per soddisfare una domanda di mercato e di massa ?
Entrambe le cose a mio avviso.
Infatti, qualche mese fa uno studio autorevole ha stimato per Padova una mancanza del 30% di alloggi da destinare agli studenti, spesso costretti ad andare a vivere nei comuni della Cintura, ove peraltro i prezzi sono molto più bassi, mentre a Padova un posto letto oggi, in quartieri a ridosso delle zone Universitarie, arriva a costare 300 euro ed una singola anche 600 euro.
Ecco che la risposta al bisogno espresso dagli studenti arriva, ma forse in modo sbagliato, poiché questi Studentati, ( alcuni sono già attivi, e altri sono già in fase di realizzazione ), uno in via Tommaseo, uno all'Arcella, uno in Via della Pace, uno in via Trieste, in Via Gozzi, in Via Belzoni( ex Convitto Sacro cuore), in Via del Pescarotto, in Piazza Giovanni XXIII e in Via Turazza ormai quasi tutti completati, per circa 2.100 alloggi, mentre finiti gli altri, fra cui quelli in Via Sarpi, e all'ex sede del Provveditorato, a Pontecorvo, si arriverà a 4.000 posti, sembrano rispondere a logiche più che altro di natura speculativa, visto che il rendimento per gli investitori è pari al 100%.
E allora, forse è giunto il tempo di cambiare pagina, è tempo di dare risposte ai bisogni di tutti i cittadini, rispettando in eguale modo ogni istanza, ogni richiesta, ogni contributo utile e migliorativa per la nostra Città.
Cominciamo col pensare, ad esempio, di " ricucire" la Città? pianificando i luoghi e i modi ove realizzarli.
Inoltre tali Studentati" devono essere vere e confortevoli abitazioni multi uso, e per tutte le fasce di popolazione, specie per le giovani coppie, e non anonimi edifici con lo stile del Sovietico Impero, e soprattutto facendoci sentire tutti Cittadini e non " merce consumistica".
Una proposta interessante potrebbe essere quella di programmare tali interventi pensando al futuro, quando, anche a fronte della denatalità crescente in Italia, avremo sicuramente meno studenti Universitari.
Perché allora non pensare sin d’ora che tali edifici siano destinati anche al co- housing intergenerazionale, in cui far convivere insieme le persone anziane autosufficienti e i giovani universitari.
Tutto ciò in sintonia con le recenti linee guida emanate dal Ministero delle Politiche Sociali, che indica, proprio ai Comuni, di intraprendere tale strada virtuosa.
Peraltro, le stesse Linee Guida, prevedono finanziamenti a carico delle Regioni e dello Stato per tali edifici del futuro, in cui anziani e giovani siano destinatari di reciproco aiuto, gli uni in termini di esperienza di vita, da trasmettere alle nuove generazioni, e gli altri fornendo nuovi momenti di socializzazione e aiuto nell’alfabetizzazione digitale, sempre più necessaria per accedere ai servizi universali, specie in campo sociale.
Ma i Comuni che fanno?
Bologna, ad esempio, con il Pano Abitare ha pianificato e negoziato la realizzazione di questo tipo di edilizia, mentre il Comune di Padova, come spesso accade, sembra latitare, con il pericolo che fra molti anni, a Padova, potrebbe crearsi dei nuovi Ghetti.
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