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Cambia il Sistema Produttivo Italia

Ritorna ad essere di grande attualità il tema dello sviluppo del tessuto produttivo Nazionale, delle sue modalità e delle sue dimensioni.

Il più importante asset Nazionale si è fondato in passato su grandi Poli di sviluppo, specie al Nord, nel famoso Triangolo Industriale, in Lombardia ( 46%), ma anche in Piemonte ( Torino), Liguria (Genova), per proseguire col Veneto ( Marghera- Mestre), ed Emila Romagna, a Bologna, Modena, nel Ravennate e a Reggio Emilia.

Non di meno, anche al Centro, in Toscana, ( Prato ) si è radicato un forte polo industriale, mentre al Sud, la Campania, Napoli- Bagnoli- Eboli- Battipaglia- Salerno, e la Puglia ( Taranto), trainano il settore industriale con forti insediamenti produttivi.

Infine la Calabria con Gioia Tauro, e la Sicilia hanno sviluppato, rispettivamente il settore siderurgico e la movimentazione merci, da un lato, e il polo industriale della Chimica Petrolifera e acciaieria nell'asse Priolo- Gela Milazzo, ( ENI ), dall'altro.

Episodiche presene si registrano anche in Umbria ( Terni) con l'acciaio, o in Friuli -Venezia Giulia, a Monfalcone con la Fincantieri.

Un quadro molto rappresentativo, che ha dato, specie in passato grandi risultati, sia in termini di PIL, che in termini occupazionali.

Poi, la crisi del modello industriale, basato sui grandi poli di attrazione, e su forti risultati in termini occupazionali, ha mostrato tutti i suoi limiti, producendo forti perdite economiche e numerosi interventi Statali di salvataggio, specie per mantenere l'occupazione ( vedi Fiat- Italsider, etc...).

Si salvava, ed in una certa misura, cresceva, invece, In molte aree del Paese, la rete delle Piccole e Medie Imprese, specie in Trentino Alto Adige, Friuli, Emilia Romagna e Veneto, ma anche al Sud ( Campania e Puglia), e Sicilia ( Catania).

Si stima infatti ( Istat), che le PMI in Italia, rappresentino il 75% delle Aziende Italiane, che siano circa 215.0000, e producano il 41% del PIL.

Di queste, quelle hanno dai 10 ai 245 addetti, il 90% è gestito a livello familiare o a maggioranza del capitale, attraverso imprese familiari, di proprietà Italiana.

Ebbene, il Covid da un lato, e il radicamento progressivo delle Multinazionali, anche nel nostro Paese, con l'insediamento di Grandi Gruppi e grossi Marchi, ( Amazon- Zalando, etc...), anche di livello Internazionale, ha messo in crisi questo modello, portando ad un cambio di paradigma, lento ma progressivo, dovendo constatare che "piccolo è bello" non poteva più, da solo, reggere, ai cambiamenti dei mercati Internazionale ed interni.

La situazione attuale ci dice che per ogni 10 aziende cessate negli ultimi anni ne nasce di nuova solo una.

Si sono rilevate ( dati Cerved ), inoltre, a partire dal 2020, perdite importanti nelle varie aree del Paese per le PMI , partendo dal'11,5% al Sud e Isole, 13% al Centro, 16,9% nel Nord- Ovest e del 17,45 nel Nord- Est.

Così, prima in Emilia Romagna, poi in Lombardia, e via, via, in altre Regioni,

( Veneto, Piemonte, e le ZES uniche al Sud), si sta cercando di favorire una ripresa del Settore Industriale, favorendo una transizione verso un modello più sostenibile, in termini di numeri, dai mercati, e, nel contempo, e di conseguenza, una crescita occupazionale, puntando quindi a costruire aziende di maggiori dimensioni.

L'utilizzo di strumenti idonei a sviluppare l'innovazione tecnologica delle aziende, ed il loro know - au, è quanto messo in campo da alcuni Governi, come Industria 4 punto zero, accompagnandoli ad un processo generalizzato di digitalizzazione, e un cambio di rotta verso settori maggiormente strategici, come l'area delle energie rinnovabili, la bio edilizia, la ricerca bio- medica, la logistica, l'auto- motiv di nuova generazione

( Ibrid ed elettrico), l'economia del mare, l'aerospaziale, il nucleare pulito, l'intelligenza artificiale.

Bene dunque sta facendo, già da qualche anno, l'Emilia Romagna, la prima Regione per innovazione tecnologica, con le sue ZLS ( zone logistiche semplificate), e, il Fondo Invest ed Art- ER, ( Strategy S3 ).

In questi giorni anche il Veneto, con il PdL n. 258/24, e un Fondo di 44 Miliardi, (di cui 14 M. alle attuali ZLS), intende dotarsi di nuovi modelli strategici di sviluppo, capaci di attrarre investimenti dall'Estero, rafforzando il ruolo delle grandi aziende, attraverso l'azione esecutiva affidata al suo Ente Strumentale, Veneto Sviluppo, ( ora partecipata interamente pubblica) con la collaborazione di Veneto Innovazione.

Pur non abbandonando il Sistema delle PMI, il Veneto, punta ora, con tale iniziativa, al radicamento nel territorio di grandi gruppi, e, nel contempo, al contrasto alla delocalizzazione dei processi produttivi delle sue aziende.

Il processo prevede, da un lato, l'attrazione di investimenti Internazionali, e, dall'altro il rientro di capitali investiti finora all'estero, promuovendo, di pari passo, nuovi ingressi nel mondo occupazionale, specie fra i giovani e le donne.

D'altronde il Veneto si presenta con tutte le carte in regola, forte dei suoi 3 Aeroporti, 4 Università di eccellenza, e di un importante Sistema Salute, con numerosi poli ospedalieri di avanguardia, e, la presenza, ad oggi, di 9 Multinazionali, di cui fanno parte le prime 500 aziende del Mondo, posizionandosi al 5° posto, per attrazione di investimenti dall'Estero, soprattutto da Francia- Austria- Svizzera- Usa- Albania- Cina.

L'imminente Provvedimento Legislativo prevede, fra l'altro, la riqualificazione energetica in cooperazione coi Comuni, Consorzi e Società, che gestiranno le aree industriali, favorendo una economia di tipo circolare.

I fondi messi a disposizione con il prossimo bando saranno poi destinati attraverso "accordi con le Imprese", che, in ogni caso, si impegneranno a mantenere il loro insediamento per almeno 5 anni.

Interventi di finanziamento agevolato, in conto interessi e in conto impianti, rilascio di fondi di garanzia, un contributo diretto alle spese, e la riduzione di un punto sull'Irap, completano il quadro economico dell'intera operazione che si sta per realizzare.

E' previsto anche un nucleo tecnico di valutazione sui progetti di investimento presentati.

Importante ora sarà, a mio avviso, il costante coinvolgimento attivo delle parti sociali, con il confronto fra le più importanti e rappresentative associazioni di categorie e forze sindacali, attraverso cui raccogliere idee e suggerimenti per la migliore riuscita della interessante e positiva iniziativa della Regione Veneto.

Coinvolgimento che ha già visto, nei giorni scorsi, un momento Istituzionale per l'audizioni di questi soggetti, durante i lavori delle Commissioni Consiliari competenti, e, che ha prodotto, una serie di suggerimenti, utili a finalizzare gli interventi, a beneficio del sistema economico Veneto e dei lavoratori, rappresentati da Confindustria, Confartigianato, Confapi, Confesercenti, AGCI ( Cooperative) e, da CGIL- Cisl- Uil e UGL Veneto per i lavoratori.

Fondamentale dunque sarà accogliere le proposte emerse dalle parti sociali coinvolte, che da un lato hanno richiesto un attenzione alla filiera produttiva, rappresentata anche dal settore industriale locale, e dalle PMI, e dall'altro, ad un pressante invito, a che tale iniziativa produca occupazione non di bassa manovalanza, ma di qualità, (tecnica e specializzata), e, attraverso l'uso di un modello contrattuale che non precarizzi ulteriormente la forza lavoro.

Come si vede il Sistema Italia produttivo sta cambiando.

Il Nord Est intende riproporsi come motore di sviluppo fungendo ancora da locomotiva .

Il dado è tratto, ora si attende solo la messa a terra dell'interessante Progetto e i suoi benefici.

Maggio 2024

sebastiano arcoraci- blogger- scrittore














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