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  • sebastianoarcoraci

Campobello di Mazara sia dichiarato Comune Demafizzato

Demafizzare subito Il Comune di Campobello di Mazara.

Così comincerei la mia lettera al Sindaco di Campobello di Mazara.

Questo è ciò che, dopo l'arresto del capo mafioso Matteo Messina Denaro, bisogna fare.

Questo, caro Sindaco, lo dobbiamo a centinaia e centinaia di assassinati per mano di Denaro e per i suoi vili adepti.

Lo dobbiamo soprattutto ai cittadini di questo ameno Paesino, che si sono visti "macchiare" la fedina penale, oltretutto da una persona non del Paese, ma di Castelvetrano, che, peraltro, inviterei a seguire immediatamente la Sua scelta, che mi auguro, il Sindaco della Sua cittadina ed i Consiglieri Comunali adottino con Delibera formale.

La scelta sia tempestiva e di assoluta fermezza, anche per contrastare una immagine, che alcuni cittadini del Paesino, soprattutto della vecchia generazione, stanno dando sui media in questi giorni .

Infatti, intervistati dalle TV, anche Nazionali, alcuni , alla domanda se conoscessero il capo mafioso appena arrestato, non solo, con reticenza, rispondevano no, ma addirittura sostenevano che lo Stato avesse fatto un errore ad arrestarlo ed assicurarlo alle patrie galere.

Da Siciliano, profondamente innamorato della mia Isola, insieme a tutti , e dico tutti, gli Isolani, ci dissociamo da queste parole vili e codarde di cattivi maestri, rappresentanti di una sub cultura, che purtroppo ancora oggi, a distanza di 43 anni dal mio trasferimento al Nord, debbo con amarezza, prostrato e frustrato, constatarne l'esistenza.

Questa sub cultura che si insinua nelle carni degli abitanti dell'Isola, questa malcelata connivenza con un "modello mafioso di vita", purtroppo esisteva allora ed esiste ancora, magari in piccole realtà, ancora arretrate dell'Isola, ma esiste ed è questa la peggiore mafia.

Certo esiste dai tempi di Giuliano, ed anche prima, dall'800 la mafia, dapprima nelle campagne e nel mondo agricolo, poi , come risulta da una inchiesta parlamentare del 1876, nei grandi Capoluoghi, come Palermo e Catania.

Da quel momento avrebbe inquinato la vita normale dei cittadini, e per mezzo della violenza, avrebbe assoggettato questi territori, e, quando occorreva, anche con gli assassinii.

Poi la mafia cercò di evolversi, e da fenomeno grezzo , ad opera dei grandi feudatari e di qualche gabellotto, diventò vero e proprio fenomeno criminale, radicandosi nelle grandi aree metropolitane, con una struttura organizzativa piramidale, attraverso "le famiglie".

Affiliava "gente d'onore", che doveva con "umiltà" e omertà, essere fedele sempre ai principi mafiosi, quelli del comando dell'isola attraverso un "doppio Stato", illegale, violento ed omertoso.

Si espanse ancora, grazie ai proventi del traffico di droga, che intratteneva anche oltre oceano, i sequestri di persona, il pizzo alle attività industriali e commerciali, soffocando ogni protesta con i morti ammazzati.

Solo di recente, ha cercato di indossare abiti costosi, doppiopetto e colletti bianchi, insinuandosi nella gestione degli appalti, piani urbanistici, transazioni finanziarie, ripulitura dei soldi sporchi e conseguente apertura di attività commerciali, all'apparenza linde ed oneste.

E tutto questo, prima il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che si propose di far affermare anche in Sicilia, lo Stato democratico e le sue Leggi, e poi Falcone e Borsellino, e i molti eroi del nostro tempo, valorosi Magistrati caduti sul campo, come il giovanissimo Rosario Livatino, e attivisti anti mafia come Peppino Impastato, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, e tanti altri nobili uomini coraggiosi, lo avevano capito e lo avevano combattuto, a scapito della loro vita stessa.

Ebbene, oggi, dopo l'arresto, dell'ultimo latitante dei capi mafia, Matteo Messina Denaro, spero si sia giunti ad una svolta.

Anche se, quanto successo a Campobello di Mazara, seppure ad opera di qualche sparuto gruppo di "vecchi", ci deve tenere in allerta, ci deve tenere vigili, ci deve suggerire che la mafia non è finita, che i mafiosi ci sono ancora.

Quel che più ci deve preoccupare è ancora una volta questa sub cultura radicata nell'impianto di certe Comunità locali.

Quel che va sradicato è appunto un modello omertoso del vissuto quotidiano di alcune realtà locali.

Non sono solo gli arresti dunque che vanno eseguiti, va intaccato e sconfitto questo "sistema" che ancora oggi, come si è visto esiste.

Attenzione, non solo la connivenza di alcuna classe politica, quella sporca e del malaffare, va smascherata, va affrontato e combattuto culturalmente il fenomeno dell'appartenenza per simboli, liturgie, cattive abitudini, prassi malate delle modalità di convivenza civile dell'Isola.

Occorre iniziare dalle scuole, dai luoghi di cultura, dai teatri, dal cinema, dagli oratori, dalle famiglie, specie da quelli di recente formazione, ad instillare gocce di libertà, di rispetto delle regole, di senso dello Stato, di pensiero libero.

Far questo vuol dire ribellarsi alla assuefazione e rassegnazione che molti hanno nell'Isola.

Vuol dire impedire ai mafiosi ed ai loro affiliati, ad esempio, di portare in giro, nelle processioni popolari, i Santi o la Madonna, in una sorta di rito pagano, oltraggioso delle parole del Vangelo, e che semmai hanno lo scopo di strumentalizzare il popolo e la sua religione per fini prettamente mafiosi, per ruffianarsi e e legittimarsi, agli occhi dei credenti, come uomini pii e seguaci dei principi cattolici e cristiani.

Anche la Chiesa dunque sia vigile, faccia uno sforzo in tal senso, e non lasci da soli pastori come Don Peppino Puglisi, a lottare contro questa sub cultura.

Ma è sui giovani che va riposta ogni speranza, ogni anelito di ribellione contro questa "malerba infestante".

Mi piace pensare che da oggi si apre un nuovo capitolo per la mia Sicilia, dove presto vorrò tornare, magari a dare una mano a far crescere la libertà, il merito, le regole, la democrazia.

Si rifiutino intanto aiuti subdoli, promesse di impiego fasulle, laute mance e prebende, che hanno avuto ed hanno ancora lo scopo di tenere buona la gente, di rassicurarla, ma nel contempo di renderla schiava al modello mafioso ed omertoso di sempre.

I Siciliani non hanno bisogno di mance o raccomandazioni, sono mente fervida, pugnaci, creativi e coraggiosi, non han bisogno neppure di mance di Stato.

Sarà questa io credo la miglior risposta ad alcuni esponenti della vecchia generazione, che in ginocchio davanti ai Ras mafiosi, hanno lasciato che la Sicilia, bellezza infinita, e terra delle meraviglie naturali e architettoniche, sia rimasta per lungo tempo avviluppata su sè stessa, frenata nel suo sviluppo e lontana dai primati che la nostra Nazione pure detiene.

Cominciamo a "de-mafizzare" tutti i Comuni ad infiltrazione mafiosa e che

Il futuro ti arrida beddra Sicilia mia.

Sebastiano Arcoraci







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