• Sebastiano Arcoraci

E’ tempo di Presidenzialismo e Federalismo



Qualche anno fa ormai, nel nostro Paese , si affaccio’ la proposta di far diventare l’Italia una Repubblica Presidenziale .

Nel dibattito che ne scaturì allora sostanzialmente emersero due proposte:

Presidenzialismo all’Americana accompagnato da un sistema elettorale maggioritario secco e Presidenzialismo alla Francese con Sistema elettorale a doppio turno con ballottaggio.

I maggiori critici di quella che si presentava come una “ grande riforma istituzionale” sostenevano che l’Italia non era pronta per consegnare il Paese ad una personalità forte visto il proprio negativo passato storico oltre al fatto che , non secondario, che la proposta filo americana sembrava calzare a pennello su Silvio Berlusconi già potente magnate e proprietario di Mediaset e dunque “pericoloso” per la democrazia, mentre quella Francese, che era maggiormente sostenuta dalla Sinistra Democratica e dai

suoi maggiori esponenti, come D’Alema , non era sembrata sufficientemente innovativa .

Nel contempo avanzava coerentemente, a mio parere, una proposta di assetto federalista che avrebbe agito da contrappeso ai notevoli poteri che sarebbero stati assegnati al leader vincente ed alla sua coalizione dal sistema Presidenzialista.

Peraltro è da notare che del Federalismo si era fatto portabandiera la Lega Nord che sulle orme di Cattaneo, e poi dei Socialisti Craxiani, aveva abbracciato la filosofia politica di uno Stato che promuoveva le Autonomie Locali ed in particolare il Regionalismo al quale veniva affidato un pacchetto di materie , comprese quelle fiscali, che avrebbero bilanciato il neo- centralismo del Sistema Presidenzialista.

Il fatto che propugnatori dei Bundesrat alla tedesca, fossero i leghisti spaventò le Regioni del Centro e del Sud che temevano di essere emarginate e penalizzate nelle scelte strategiche di sviluppo economico e sociale rispetto alle regioni ricche del Nord.

Ora , preso atto che la” Bicamerale delle origini presieduta da D’Alema” ( 1997), il tentativo di Riforma del Governo Berlusconi bocciato dal Referendum del Giugno dl 2005, il Comitato dei Saggi” istituito nel 2013 ad opera di Napolitano , e da ultimo il tentativo Renzi/ Boschi bocciato dal Referendum del 2016 hanno fallito clamorosamente il bersaglio tacitando definitivamente gli aneliti riformisti, si

impone oggi, alla luce del risultato del 4 marzo scorso , che ci ha consegnato un Paese ingovernabile, una ripresa dei temi Presidenzialisti e Federalisti.

Peraltro , non è sufficiente pensare ad una riforma della Legge Elettorale, come molti in questi giorni pensano, poiché innanzitutto , secondo me, va pensata la cornice istituzionale in cui si dovrà inserire ogni pur lodevole proposta di riforma del sistema elettorale.

In primis dunque va ripensata l’architrave che regge tutto il Sistema Istituzionale

Il quadro generale in cui inserire il sistema di voto dovrà essere necessariamente Presidenzialista così come oggi accade in quasi tutte le moderne democrazie occidentali.

Garantire oggi la guida di una Nazione da parte di un leader indicato dal diretto consenso popolare . Ne rafforza la identità di quella Nazione ed al tempo stesso assicura a tutti i cittadini la possibilità di scegliere personalmente il “ loro Presidente”.

Tale figura diventerebbe il garante della Costituzione e delle Istituzioni Democratiche ed il portavoce diretto della maggioranza della volontà popolare assicurando nel contempo stabilità al Paese e autorevole rappresentatività nei vari Consessi Internazionali.

Solo dopo aver ridisegnato il nostro assetto istituzionale in senso presidenzialista potrà essere scelto il metodo elettorale più adatto.

Metodo elettorale che in ogni caso dovrà assicurare , all’indomani del voto, la maggioranza ad una Coalizione di liste o ad una Lista per poter governare il Paese.

Uno dei sistemi elettorali che oggi appare idoneo alla bisogna è a mio avviso quello Regionale che assicura alla coalizione o lista vincente sin da subito la maggioranza dei seggi e dunque la governabilità.

Basti vedere i recenti risultati di Veneto, Lombardia e Molise ove al vincitore si assicura un “premio” di seggi fino ad avere la maggioranza in Consiglio.

Emerge in tal senso la “spinta federalista” che potrà venire dalla promozione di una cultura istituzionale che rafforzi il Sistema Regionalista.

Occorre tornare dunque a ripensare il Neo – Centralismo che negli ultimi anni si è tacitamente affermato nel nostro Paese depotenziano nel tempo la Legislazione Regionale anche con le miriadi di vertenze aperte davanti alla Corte Costituzionale per Conflitto di Potere.

E’ tempo quindi di superare l’attuale disciplina degli artt.116 -117 della Costituzione ed affidare tutti i poteri , in tutte le materie , tranne la difesa e la giustizia, alle istituzioni Regionali.

Ecco che allora un assetto federalista dello Stato ben potrà bilanciare eventuali “soprassalti di potere Presidenziale”.

Un Italia Nuova si impone , anche per la spinta innovativa che i cittadini nelle recenti elezioni politiche hanno inteso rappresentare con il loro voto .

Saprà essere all’altezza la” nuova leva politica” italiana parafrasando le note di Francesco De Gregori?

Chi ha tempo non aspetti tempo direbbero gli Italiani di oggi.

Padova 24 aprile 2018-04-24


Sebastiano Arcoraci

Progetto Riformista