• Sebastiano Arcoraci

E' tempo di Presidenzialismo, e Federalismo



L'esito delle elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica ha indubbiamente rappresentato plasticamente il fallimento dei Partiti ,che non essendo riusciti a trovare un accordo su un nome diverso dal meritevole e amato Sergio Mattarella, ha mostrato, ancora una volta, come la situazione Politica sia in una posizione di “blocco”, tanto da dover subire la riconferma di Mattarella quale nuovo Capo dello Stato.

A dire il vero già da tempo la situazione denotava l'inconsistenza del peso politico dei Partiti, basti vedere quanto successo nei mesi scorsi con la nomina di Draghi a Premier.

Anche la disaffezione al voto dimostrata dagli elettori negli ultimi tempi denota, quale cartina di tornasole, che l'offerta politica attuale è, agli occhi degli elettori, davvero poca cosa.

Perciò è emersa con forza, proprio in occasione della riconferma obbligata di Mattarella, la volontà di far eleggere il prossimo Presidente della Repubblica direttamente dai cittadini.

Una scelta condivisa e sostenuta autorevolmente non solo dallo schieramento moderato, con Meloni, Salvini e Berlusconi, ma anche da importanti leaders del Centro Sinistra , come Renzi e Dalema (già da tempo).

Quindi torna di grande attualità nell'Agenda Politica un tema che a dire il vero già qualche anno fa era stato posto alla ns attenzione .

Infatti già, più di una decina di anni fa, nel nostro Paese , si era affacciata la proposta di far diventare l’Italia una Repubblica Presidenziale .

Nel confronto che ne scaturì allora, emersero sostanzialmente tre proposte:

Presidenzialismo all’Americana accompagnato da un sistema elettorale maggioritario secco , Presidenzialismo alla Francese, con Sistema elettorale a doppio turno con ballottaggio, e quello alla Tedesca con Proporzionale e soglia di sbarramento.

I maggiori critici di quello all'Americana, sostennero che l’Italia non era pronta per consegnare il Paese ad una personalità forte per evitare tentativi autoritari ed antidemocratici, mentre per quelle alla Francese e Tedesca , che erano maggiormente sostenute dalla Sinistra Democratica e da Dalema, apparivano ai più , confusionarie tali da creare all'elettorato Italiano disorientamento e disaffezione al voto.

Ecco perchè, nel contempo, si sostenevano proposte di assetto federalista, che ne avrebbero rafforzato le Autonomie Regionali, attribuendo un pacchetto di poteri, fra cui quello in materia fiscale, idonee a “bilanciare” il potenziale neo centralismo ed i poteri, che sarebbero stati assegnati al Leader vincente dal sistema Presidenzialista.

A mio avviso un sistema come quello Tedesco con i Lander o come quello Americano, con gli Stati Federali, accompagnato da un meccanismo di perequazione attributiva di risorse, convincerebbe oggi anche i contrari, sia rispetto alla pericolosità per la Democrazia, sia per il timore di punire alcune realtà territoriali del Paese.

Infatti le preoccupazioni espresse a suo tempo sul tema, dalle Regioni del Centro e del Sud che temevano di essere emarginate e penalizzate nelle scelte strategiche di sviluppo economico e sociale, rispetto alle regioni ricche del Nord, con tali meccanismi correttivi, accoglierebbero di buon grado tali novità Istituzionali.

Ora , dunque, preso atto dell'impasse totale dei Partiti , si impone, con forza, una ripresa dei temi Presidenzialisti e Federalisti.

Peraltro, non è sufficiente immaginare una nuova riforma della Legge Elettorale, come molti in questi giorni pensano, poiché innanzitutto , secondo me, va pensata la cornice istituzionale in cui si dovrà inserire ogni pur lodevole proposta di riforma del sistema elettorale.

In primis dunque va ripensata l’architrave che regge tutto il Sistema Istituzionale Il quadro generale perciò in cui inserire il sistema di voto dovrà essere necessariamente filo Presidenzialista, così come oggi accade in quasi tutte le moderne democrazie occidentali.

Garantire oggi la guida di una Nazione da parte di un Leader indicato dal diretto consenso popolare , ne rafforzerebbe anche la propria identità ed al tempo stesso assicurerebbe a tutti i cittadini la possibilità di scegliere personalmente il “ loro Presidente”.

Tale figura diventerebbe il garante della Costituzione e delle Istituzioni Democratiche ed il portavoce diretto della maggioranza della volontà popolare assicurando nel contempo stabilità al Paese e autorevole rappresentatività nei vari Consessi Internazionali.

A condizione però che in contemporanea venga ridisegnato il nostro assetto Istituzionale in senso Presidenzialista, con un metodo elettorale che in ogni caso dovrà assicurare, all’indomani del voto, la maggioranza ad una Coalizione di liste o ad una Lista per poter governare il Paese.

Uno dei sistemi elettorali che oggi appare idoneo alla bisogna è a mio avviso quello Regionale che assicura alla coalizione o lista vincente sin da subito la governabilità, attraverso un “premio di maggioranza” ad una delle Coalizioni elettorale, oppure quella usata per l'elezione dei Sindaci, con possibile ballottaggio fra i due candidati più votati ( Semipresidenzialismo. Sistema a doppio turno ).

Occorre , in contemporanea, ripensare il Neo – Centralismo che negli ultimi anni si è affermato nel nostro Paese, potenziando l' Autonomia ed i Poteri delle Regioni.

Ecco che allora un assetto Federalista dello Stato ben potrà bilanciare eventuali “soprassalti di potere Presidenziale”.

Un Italia Nuova si impone, che semplifichi le decisioni politiche e le azioni di Governo, preservando nel contempo i Poteri del Parlamento e delle Autonomie Regionali, anche per la spinta innovativa che i cittadini di recente rivendicano con determinazione, rifiutandosi persino, in questa situazione di stallo, di andare alle urne.

Sebastiano Arcoraci

Padova 1 Febbraio 2022