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Edilizia Popolare occorre un nuovo Piano Decennale per la Casa

Alcuni giorni fa l'Assessore alla casa del Comune di Padova, Francesca Benciolini ha dichiarato che per il nuovo bando per l'edilizia popolare sono pervenute 1.850 domande ( più 450 rispetto al bando precedente) a fronte di una disponibilità di solo 350 unità abitative dell'Ater, da assegnare soprattutto a famiglie con più figli o presenza di disabili.

Si apre dunque una nuova emergenza abitativa nella nostra Città, tema grave ed attuale anche per altre molte Città come Bologna, Parma, Torino, Milano e Napoli.

Il dato si è ulteriormente aggravato in questi ultimi anni, a fronte di alcune contingenze che ne hanno fatto emergere la grave problematicità.

Innanzitutto il fenomeno riguarda quello degli studenti fuori sede che cercano alloggi per abitare almeno per tutti gli anni del loro percorso di laurea.

Ebbene in tal caso solo nell'ultimo anno l'Università, che è il soggetto deputato ad offrire tali servizi ai suoi studenti, ha preannunciato il sorgere di due Studentati nei prossimi due anni.

Tali complessi abitativi, che tanto ricordano i monolocali degli anni '70, che specie al Portello e a Chiesanuova e in Via Anelli, diedero vita ad una grande speculazione edilizia, non soddisferanno che solo un numero esiguo di domande (circa 350).

Nel Frattempo alcuni privati stanno annusando un area di interesse economico preannunciando anch'essi, la realizzazione di altri 3 studentati, da realizzare entro tre anni.

Peccato che nel mentre, a fronte di cifre spropositate, lievitate di anno in anno, per le tasse universitarie, solitamente affrontate dalle loro famiglie, gli Studenti debbono affrontare tale situazione pagando di tasca propria, solo per una singola, cifre intorno ai 500 euro, e per appartamento cifre da 1500 euro, ( spesso suddivise fra colleghi universitari), subendo una speculazione altissima del mercato privato che sta, oltretutto, "drogando" il mercato degli affitti in Città.

E' l'Università dunque la prima imputata, forse, di un cattiva gestione delle risorse, che evidentemente non riesce a soddisfare la domanda dei servizi cui gli studenti avrebbero diritto.

Ma il problema interessa e coinvolge ormai migliaia di famiglie che a causa delle Banche, che, di recente, hanno riversato sui mutuatari, l' enorme lievitazione delle rate dei mutui, e dei salari che non sono cresciuti da vent'anni, non sono in grado di accedere al mercato privato visto il continuo aumento degli affitti ( ormai in media dalle 800 euro in su).

Ecco perché ben 1500 famiglie, fra coloro che han presentato domanda, pur avendone necessità, resteranno privi di alloggio, a meno di indebitarsi ulteriormente con le banche o con le numerose Finanziarie presenti in Città, con le quali accedono a prestiti, con alti interessi, che forse non potranno onorare.

Peraltro le 1.850 domande per ottenere un alloggio pubblico non rappresenta l'intera platea di coloro che ne hanno necessità, ma solo di coloro che hanno avuto il coraggio, e la speranza, di fare domanda, mentre molte altre, consapevoli della impossibilità di accedere alla graduatoria del Comune, silenti e frustrati son costretti appunto ad affidarsi al mercato privato, ormai incontrollato.

Solo poche famiglie di queste riusciranno ad accedere al cosiddetto co- housing sociale, ad esempio con la Fondazione " Buona Casa", promossa meritoriamente, qualche anno fa, dal Comune e dal privato sociale.

Mentre l'Inail, L'Inps, le Banche, pur possedendo un buon patrimonio abitativo, operano nel mercato mediante un utilizzo finanziario, senza alcun controllo sociale, e fuori da oggi coordinata e concordata attività con gli Enti preposti ; Comune e Ater.

Inoltre contribuisce a tale situazione il triste fenomeno degli alloggi vuoti.

Ad oggi risulterebbero molti gli alloggi Ater non assegnati e ben 350 sono stati posti in vendita anziché metterli a disposizione delle persone nel mercato degli affitti.

Infine almeno 1000 case di proprietà privata sono tenute vuote e sfitte specie in alcuni quartieri come San Carlo, Chiesanuova e Centro storico.

Il fatto è che in Italia dopo la L. n. 457 dell'agosto del 1978, non è stato più adottato un Piano per l'edilizia residenziale pubblica.

Quasi 50 anni senza un Piano di edilizia popolare che possa favorire la formazione di giovani coppie ed il fabbisogno di quelle famiglie, che da un lato non hanno i requisiti ISEE per accedere alle graduatorie pubbliche, e, dall'altro, non riescono a sopportare affitti divenuti ormai insostenibili pur avendo uno stipendio decente ( 1.400 euro).

Occorre allora che le forze Politiche ritornino a investire sulla casa per tutti, diritto peraltro garantito dalla Costituzione.

Neppure il PNNR ha previsto interventi in tale settore.

Occorre dunque un nuovo Piano decennale per la casa, dotando delle adeguate risorse le Regioni, che la L. 431 del 1998 ha individuato quale Istituzione competente per gestire il patrimonio di edilizia popolare attraverso le ATER.

D'altronde il patrimonio pubblico abitativo, oggi, in Italia è pari al solo 4%, mentre in Francia e Inghilterra rappresenta il 17%.

E se è pur vero che gli Italiani sono fra i cittadini Europei che più dispongono di una casa di proprietà ( 80%), bisogna pur considerare che le abitudini di vita sono molto cambiate in questi decenni, specie per quanto riguarda il mercato del lavoro e i necessari trasferimenti fra le varie Regioni d'Italia, in particolare per i giovani, e che crescono esigenze diverse a fronte di molti mono- nuclei familiari ed anziani soli.

Occorre quindi anche un ripensamento sulle nuove modalità abitative richieste, cercando di consumare ulteriore territorio, ed evitando di cementificare ulteriormente le nostre Città.

Ci attende dunque un grande lavoro di programmazione e riprogettazione delle nostre Città, riconsegnando il nostro habitat ai cittadini, immaginando innanzitutto un recupero dell'esistente ed una ricucitura dei nostri quartieri , come l'aveva pensata un grande sociologo ed urbanista, Roberto Guiducci con la sua più importante opera :

" la Città dei cittadini".

Il Comune faccia la propria parte, inizi a coordinare con L'Università, che è diventato in questi anni uno dei maggiori costruttori edilizi, una politica ordinata di sviluppo abitativo .

Solleciti l'Ater a mettere sul mercato i propri alloggi a prezzo calmierato anziché porli in vendita, e stimoli la Regione ad adottare nuove iniziative per l'edilizia popolare, anche mediante forme agevolative economiche ( buoni casa) per sostenere la formazione di nuove giovani famiglie, e sottoscriva coi privati dei protocolli di intesa per favorire l'accesso agli affitti a prezzo calmierato.

Al Governo e alle Forze Politiche, invece due nuove sfide quella di rivedere la Legge sulla liberalizzazione degli affitti, e, nel contempo, di lanciare un Nuovo Piano Decennale per la Casa.

Il tempo stringe e le nuove povertà crescono, è giunta l'ora di agire!

Sebastiano Arcoraci

pd 19 Marzo 2024





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