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Regionali - Gli Elettori restano a guardare. Crisi del Modello Rappresentativo?

Quando i votanti ad elezioni, peraltro di una certa importanza, cui tutti gli addetti ai lavori attribuivano un valore "politico", arrivano al 40% scarso, c'è davvero da preoccuparsi.

Già all'indomani del voto di domenica 12 giugno alle scorse Amministrative, avevo lanciato un grido di allarme, specie per la diserzione delle urne, registrata in particolare nelle Città del Nord.

Ora però, sento che quel monito vada davvero ascoltato, adottando, di conseguenza, soluzioni vere, ad un problema che rischia di pregiudicare fortemente l'intero nostro sistema democratico.

E se è pur vero che da sempre i cittadini sentono lontana l'Istituzione Regione, con la quale pochi di noi, nella nostra vita, avranno davvero modo di interloquire, giungere ad un assenteismo del 60% degli elettori, significa che il sistema partecipativo del voto non funziona più, non regge più l'architrave della struttura democratica.

C'è chi addebita tale risultato deludente ai Partiti che non riescono ad accattivarsi la simpatia e la fiducia degli elettori.

Altri ritengono che la Politica sposta poco , e che incida poco, anzi a volte influisca sfavorevolmente, sulla vita dei cittadini .

Atri osservano che la proposta politica, l'offerta e i programmi politici non siano più rispondenti ai bisogni dei cittadini, che inevitabilmente, si allontanano.

C'è chi, ( Bersani), in diretta televisiva, ieri sera, sostiene, persino, che solo chi sta bene, e vive in condizioni di agiatezza si reca alle urne ( il 72%) , mentre chi vive male e abita nelle ns periferie, non va, quasi per nulla, ai seggi ( solo il 22%), e che il non voto sarebbe collocato particolarmente a sinistra.

Io non so se Bersani abbia dati scientifici per giungere a tale drastica affermazione, so però che tale analisi resta comunque insufficiente a spiegare, anche dal punto di vista matematico, un fenomeno ormai conclamato e grave.

Non si spiegherebbe infatti come mai a Milano Città la sinistra vince mentre nel resto della Lombardia si è affermato nettamente la Coalizione di Destra, nè basta invocare il fatto che a Milano ci sia Sala, esponente di spicco del mondo progressista.

Semmai questo spiega, a mio modesto parere, che ormai la attuale sinistra sia divenuta borghese, espressione dell'hig society, fortemente presente nei centri storici, mentre le periferie e le classi meno abbienti rivolgono il loro interesse verso i Partiti conservatori o Movimenti populisti.

Infatti, sembrerebbe che questi elettori "popolari" , effettivamente, si rechino di più alle urne, garantendo la vittoria proprio alle forze più moderate.

Se così fosse, e forse in parte lo è, allora la responsabilità della disaffezione al voto sarebbe da attribuire alla Sinistra e alla galassia dei movimenti progressisti, cosa non del tutto vera, essendo invece estesa a quasi tutte le forze politiche .

In ogni caso, è emblematico, che, proprio da questa parte politica, in passato, è spesso venuta la voglia di partecipazione alla vita democratica, mentre oggi ne rappresenta semmai il freno.

Movimenti Studenteschi, Collettivi, Movimenti spontanei dei lavoratori, Sindacati, Organizzazioni Sociali e del Volontariato, Associazionismo, per anni hanno alimentato la voglia di cittadinanza attiva e di rappresentanza dei loro legittimi diritti ed interessi.

I diritti Civili, la libertà, le pari opportunità, la giustizia sociale, hanno mosso nei decenni scorsi milioni di cittadini con la speranza di portare il cambiamento e la modernità nella società civile.

Può essere dunque che la risposta a tale disaffezione, almeno per il campo a sinistra dello schieramento politico, sia da ricondurre all'affievolirsi, via via, della spinta al cambiamento, al progresso sociale, alla tutela dei diritti del lavoro, al ricambio generazionale nelle Istituzioni?

Forse sì, o forse non è più la Sinistra l'interprete del cambiamento.

Eppure, io credo, che i temi che avevano avvicinato e appassionato i cittadini alla politica siano per certi versi ancora lì, in parte irrisolti, come la giustizia sociale, il ricambio generazionale, la difesa dei diritti dei lavoratori.

Anzi si sono aggiunti temi vitali come l'ambiente, la qualità della vita, la qualità del lavoro, il Welfare, la ricerca del benessere psicofisico delle persone, il nuovo modo di essere famiglia e la tutela delle generazioni più agè.

E allora quale è l'antidoto al non voto, alla non partecipazione diretta per la scelta dei nostri rappresentanti nelle Istituzioni Democratiche?

Io credo che la risposta sia quella dell'insufficienza di questi partiti e dei loro rappresentanti.

Una classe dirigente approssimativa, poco preparata, autoreferenziale e poco avvezza al confronto coi cittadini, superficiale e poco attenta ai bisogni dei loro rappresentati. Partiti , ormai vecchi, ( non tutti), poco aperti al nuovo, autocelebrativi e poco democratici, con poca visione del futuro e senza una summa programmatica degna di tal nome.

Quanto tempo è passato da quando l'Italia ha attuato le sue principali e più incisive riforme?

A me sembra una vita.

Ebbene, se si vuole riavvicinare i cittadini alle urne vanno cambiati i Partiti, attuando finalmente l'articolo 49 della ns Costituzione, appropriandosi dei loro spazi , favorendo il cambiamento, l'associazione agli stessi , favorendo la scalata ai giovani e le donne, oggi semplicemente cooptati e relegati a ruoli di subalternità.

Vanno resi pubblici i loro patrimoni e resa più trasparente la loro gestione.

Ma soprattutto vanno arricchiti di idee nuove, proposte realizzabili e convincenti che sappiano immaginare un nuovo futuro per il ns Paese , favorendo il protagonismo insito nelle nuove generazioni, da sempre il motore di nuovi e a volte utopistici traguardi, i soli che riescano però a scaldare i cuori e le energie, da troppo tempo ammorbate da inutili slogan e false promesse.

Occorre tornare ad un senso identitario, di appartenenza, anche ideale, che in passato, evidentemente, riusciva ad aggregare gruppi di cittadini, interessi e bisogni delle loro comunità, rifuggendo dal semplice schematismo che vorrebbe che ai giovani ed ai cittadini in genere, non piace la Politica.

E' vero invece che a loro non piace la politica politicante, quella inconcludente dei Partiti familisti e accaparratori di posti, prebende e intollerabili privilegi.

Prova ne sia che spesso i cittadini, proprio per tale situazione, per nulla apatici, prediligono l'impegno sociale, il volontariato e le battaglie sui nuovi diritti dell'ecologia umana.

Occorre che I Partiti e i loro eletti, vadano dai cittadini dunque, dove loro operano, lavorano, pensano, studiano, e non viceversa.

Occorre però, che anche che i cittadini tornino a impegnarsi attivamente "entrando" in Politica, anche candidandosi e facendosi eleggere per avere una visione Sistemica della Società Civile. sempre più complessa ed articolata, e non solo di "spicchi" di Società.

Infine, come già accade in altri Paesi, basterebbe un Decreto Legge del Governo, proposto dal Ministero degli Interni, perchè, in questo terzo millennio, vista anche la magrezza delle urne, si favorisca l'espressione del voto, a tutti i cittadini che lo vorranno, e che siano abilitati, anche attraverso piattaforme informatiche garantite, consentendo di votare anche da remoto, attraverso la propria identità digitale, accogliendo così, nel contempo, le richieste che da tempo, molti, lavoratori e studenti fanno , cioè che pur essendo fuori sede, riescano ad esprimere il proprio voto, garantendo loro un diritto Costituzionale.


Padova 15 febbraio 2023


sebastiano arcoraci






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