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Racconti di vite battagliere


In questi giorni Siciliani mi ha molto incuriosito l' annuncio della presentazione di un libro dal titolo " Gelsominaie".

In realtà il titolo aveva ridestato in me un ricordo ben preciso di una delle sorelle di mamma che Le raccontava allora delle sue notti da " gelsominaia".

Io ero un adolescente allora ed era la prima volta che sentivo parlare di questo, del tutto particolare, tipo di attività contadina.

Il fatto che il raccolto di questo fiore gentile , puro, bianco, come il gelsomino, avvenisse solo di notte mi affascinava come fossi davanti al racconto di una fiaba moderna.

Eppure, il libro. Scritto a quattro mani, da Santi La Rosa, figlio dell' indimenticabile dirigente sindacale, Tindaro, e Venera Tomarchio, non ha per nulla la trama di una fiaba, neppure moderna.

In realtà dietro questa immagine di purezza del bellissimo e odoroso fiore del gelsomino, trapela una vicenda legata alla storia delle prime lotte contadine da parte delle donne.

Vere e proprie antesignane delle rivoluzionarie donne sessantottine, già nel secondo dopoguerra, nel '59 e poi negli anni sessanta, nella piana di Milazzo, detta Piana del Sole, cominciarono a lottare per i propri diritti.

In piena notte, e, a volte coi loro piccoli a seguito, si alzavano per raccogliere chili di fiore di Gelsomino sotto la direzione dei proprietari terrieri, che al sorgere del sole li avrebbero tradotti in grandi contenitori presso le distillerie del luogo, destinazione Nord Italia e Francia, per farne dei preziosi profumi.

Il raccolto doveva essere fatto necessariamente di notte, quando nel cielo

c' erano solo le stelle e le libellule a fare luce e guidare queste intrepide lavoratrici.

Infatti al sorgere del sole il gelsomino, colto dal sole, si sarebbe afflosciato senza produrre il suo caratteristico e originale profumo.

Un lavoro faticoso, in mezzo ai campi, bagnati ed umidi per la brina o per la pioggerellina scesa durante il giorno prima .

Scalze e a mani nude, senza stivali né grembiuli, nel modo più veloce possibile, facevano in modo di raccoglierne a quantità tali da poterle offrire un salario, comunque da schiave.

2 lire e mezzo a chilogrammo era la paga che prendevano.( gli uomini ne prendevano 5).

Solo verso la fine degli anni ' 50 , dopo i primi scioperi, organizzati dal citato Tindaro La Rosa, e decine di giorni di astensione dal lavoro, e numerose manifestazioni in Piazza a Milazzo, la loro paga sarebbe lievitata a 100 lire al chilo , con la conquista di stivali da lavoro ed una sorta di grembiule raccoglitore.

Ma dovettero attendere fino al 1975 per raccogliere il frutto delle loro lotte.

Contributi previdenziali e assicurativi, un regolare contratto , 100 giorni di lavoro assicurato e una paga di 1000 lire al chilo, finalmente uguale a quella degli uomini.

Inframmezzato da alcune autentiche testimonianze delle donne gelsominaie di quegli anni, supportato magistralmente, anche da un audio, ricostruito dall' originale, da un gruppo di studenti di un Istituto Tecnico del luogo, il libro è davvero un racconto- testimonianza delle lotte contadine del Sud Italia, e delle loro coraggiose ed indomite protagoniste.

Una storia che Lombardo Edizioni, la giovane Casa Editrice Milazzese, dei fratelli Lombardo, porta oggi con coraggio, alla luce dei nostri giorni.

Giorni in cui sembra che la Storia si ripeta come nei casi dei raccoglitori di pomodori in Campania o a Latina, dove, incredibile ma vero, gli schiavi esistono ancora, e perdono non solo il sudore dalle loro fronti, ma anche gli arti, e con essi la loro vita.

Un parallelismo che non ho potuto evitare, ascoltando e presenziando alla illustrazione della fatica letteraria dei due autori e dell' Editore.

Una storia vera e a tratti commovente, che ci riporta indietro nella memoria, in cui lavoro, fatica, impegno civico, solidarietà fra i lavoratori, avrebbero risvegliato le coscienze di un popolo, orgoglioso di essere Siciliano e Italiano.

Una storia che credo sia da portare in tutte le scuole, di ogni ordine e grado, a riprova, che i diritti si conquistano sul campo e, che, basta poco per perderli se la coscienza si affievolisce, se l' impegno degrada, se prevale l' anomia e l' apatia.

Gelsominaie, è, a mio parere, come una tela di un pittore magnifico, che con poche e superbe pennellate, riesce a dare una visione di bellezza e sofferenza insieme, con i colori della splendida terra di Sicilia.

Un racconto da cui trarre anche un film, stile Pietro Germi, , o una piece teatrale di Verghiana memoria.

Un invito a leggerlo, perchè in fondo è quel che siamo stati, in un tempo non lontano, tutti noi.

Sebastiano Arcoraci

Scrittore- Bloger.

Sicilia 3 Luglio 2024











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