Rientro cervelli in Patria, misure poco incentivanti!!!
- sebastianoarcoraci
- Sep 4, 2025
- 3 min read
Updated: Sep 5, 2025
Il tema del rientro dei cervelli in Italia, più volte affrontato in passato, anche dal Governo, è di notevole interesse, soprattutto oggi.
Il punto è che il nostro Paese offre poche prospettive di lavoro, e, di carriera, a quei giovani Italiani, che puntano a sviluppare le proprie competenze culturali e professionali nella propria Nazione.
Si direbbe che l'Italia non è un Paese per "ricercatori".
E pensare che lo Stato spende per ogni giovane, fino alla laurea, circa 110.000 euro l'anno.
Spesa che sommata a quella delle famiglie ( media di 170.000), totalizza ben 270.000.= euro.
Una beffa doppia dunque per il nostro Paese.
Si pensi che da fonti autorevoli, come l'Annuario dei ricercatori Italiani all' Estero, nel 2023 questi erano ben 33.000, con tendenza in aumento, per gli anni successivi.
Che dire?
Occorrerebbe investire risorse maggiori per la ricerca, cercando di trattenere i nostri giovani in Italia.
Invece oggi il nostro Paese si colloca, con il suo 1,3%, solo a metà classifica, fra i Paesi che investono in ricerca e sviluppo, superata di molto, ad esempio, da Svezia 3,7%,Germania 3,1%, Regno Unito 3%, Paesi Bassi 2,1%, Francia 2%.
Senza pensare che i salari in questi altri Paesi, per uno scienziato ricercatore, si aggira sui 4.500 Euro a fronte dei 2.000 in Italia.
Come si pensa dunque di attrarre i nostri giovani ricercatori, scienziati, docenti universitari, verso la nostra Nazione?
Non certo con l'incentivo fiscale, ( detrazione), se rientra dall'estero, pari al 90% del reddito, per 5 anni, come prevede la Legge n. 209 del 27 Dicembre 2023.
E pensare che gli ultimi dati sull'occupazione in Italia i dati sono positivi e in crescita, arrivando al dato storico del 62,8%, mentre la disoccupazione scende al 6,8%.
Eppure, non si può sottacere, che, spesso, questa nuova occupazione è di tipo "povera", tale da non garantire minimamente i fabbisogni più elementari, come l'abitazione, il vitto, le bollette, spese per il benessere e la salute.
Per questo, oggi, più che mai, torna il tema di una occupazione "ricca", e di qualità, che ponga il nostro Paese, ai primi posti della classifica, delle Nazioni a più alta innovazione tecnologica, e investimento in ricerca e sviluppo, sia industriale che culturale.
Far tornare questo "capitale umano", che ci appartiene, potrebbe rappresentare, dunque, un primo segnale positivo, verso il tema più ampio, dei salari, per ridare dignità al lavoro, e al protagonismo dell'uomo, non solo ai patrimoni finanziari, oggi veri detentori della ricchezza, e unici decisori sugli indirizzi di sviluppo delle società post-capitaliste.
Una idea, per i nostri ricercatori, potrebbe concretizzarsi in azioni positive e convenzioni, sostenute da veri e propri contratti del tipo
" advantageous employement contract", con le più grandi aziende Italiane nel campo della Ricerca come Leonardo - Luxottica - Eni- Enel- Ferrari - Prada - Armani - Stellantis - Centri Museali - Gallerie d'Italia di Intesa San Paolo - Istituti di Ricerca come VIMM, Galileo, e, Istituzioni Culturali di livello Nazionale, ed altre, con tali caratteristiche.
Solo così potremmo iniziare a pensare, davvero, che i nostri giovani, possano rientrare in Italia, sperimentando, in tal modo, un modello virtuoso, per il futuro, finalizzato, a far rimanere, nel nostro Paese, coloro che hanno in animo di offrire le loro competenze ad altri Paesi Europei.
Occorre quindi valorizzare di più le nostre risorse intellettuali, che pure abbiamo formato e sostenuto, riconoscendo il loro ruolo "culturale".
Si tratta, dunque, di far crescere un Paese, pur sempre, fra le 7 Potenze più grandi del Mondo.
Illudersi che il problema si risolva da solo, lascerebbe ancora una volta, le cose come stanno, mancando un appuntamento, che si potrebbe rivelare cruciale, per l'ammodernamento del nostro Paese e il ri- posizionamento fra i maggiori "consessi civili Mondiali".
Altum vola, grande cogita!



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