Perché chiamarle ancora ASL?
- sebastianoarcoraci
- Feb 10
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Updated: Feb 12
Quando nel 1978 il Presidente della Repubblica, il Socialista Sandro Pertini, su iniziativa del Parlamento, sospinto soprattutto dall'allora Ministro Veneto Tina Anselmi, promulgò la Legge n. 833, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, si stabilì il principio che quello alla salute assurgesse, da quel momento, al rango di diritto universale e di cittadinanza.
Da allora son passati quasi 50 anni, ma il diritto alla salute si è via via affievolito, a partire dai Decreti Legislativi 502 del '92 e 517 del '93, quando le USL sono diventate ASL.
Non si trattò solo di cambiare un acronimo ma bensì di cambiare anche la sostanza del Servizio Sanitario, che da quel momento considerò il settore medico come una azienda.
Prevalse cioè, dopo la così tanto vituperata Prima Repubblica, che fino a quel momento invece si era attenuta al principio dettato dall'Art. 33 Costituzionale, la logica aziendalista, puntando alla "efficienza" delle prestazioni, e all'applicazione di criteri economicistici su larga scala, nell'ottica di raggiungere in tutti i casi il pareggio di bilancio delle Aziende Sanitarie Locali.
Prese avvio dunque la girandola di Direttori Generali, veri e propri Manager, destinati a gestire le prestazioni con logiche proprie delle aziende private, facendo, talvolta prevalere criteri di business, secondo la regola del massimo rendimento con il minimo impiego di risorse.
Si Cominciò così a tagliare piccoli Ospedali, (almeno 150), ritenuti doppioni, e spostando cittadini e dipendenti in quelli più grandi, che oggi, alla Luce della Legge di Riforma n. 33 del 2023, invece, tornerebbero utili quali Ospedali di Comunità.
Molte Regioni quindi adottarono, di conseguenza, una programmazione dei fabbisogni, sulla scorta di numeri minori a seguito dei tagli e chiusure effettuate.
Programmazione che si rivelò fallace, per la quale oggi paghiamo un caro prezzo in termini di fabbisogno di strutture e, soprattutto di personale Medico, e Sanitario, fra Infermieri e OSS.
Una situazione che rivela anche un sistema basato semplicemente su dati quantitativi.
Non è infatti un mistero per nessuno, che i rimborsi, anche Regionali, alle ASL, avvengano sulla base di freddi numeri :
tot operazioni chirurgiche effettuate = tot rimborsi
tot numero di esami diagnostici = tot rimborsi, etc....
Logiche che pur di assicurare il miraggio del pareggio di bilancio, fra entrate e uscite, hanno spinto alcuni Direttori Generali a emanare apposite Circolari che "suggeriscono" ai medici di destinare, per ogni visita un determinato numero di minuti, così come si fisserebbero dei limiti quantitativi per ogni esame diagnostico, per la prescrizioni e somministrazioni farmacologiche.
Elementi questi tratti anche da un recente lavoro editoriale curato da Luca Antonini Vice Presidente della Corte Costituzionale e docente di Diritto Costituzionale all'Università di Padova, e da Stefano Zamagni, Presidente onorario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
Il punto però è che nonostante la forsennata mania aziendalista, in quasi tutte le Aziende Sanitarie i Bilanci, da anni, sono in deficit, come ad esempio in Azienda Padova, nell'eccellente Veneto, che ha registrato tutti numeri negativi:
75,6 Milioni, nel 2024, 95 nel 2021 e 54 nel 2023.
Senza considerare il fatto che molte di queste gestioni cosiddette Manageriali, ci costano centinaia e centinaia di milioni di euro per stipendi e oneri vari, nonostante siano state, finora, fiduciarie (di nomina Politica).
Si impone dunque, ora, a mio parere, la necessità di rivedere l'intero Sistema, cambiando completamente approccio, visto che è in gioco la salute di tutti i cittadini, tornando ad applicare il principio sancito dalla Costituzione, all'Art. 33, che riconosce il diritto alla salute quale diritto fondamentale di cittadinanza.
Specie se il contesto attuale ci dice che ben il 20% della spesa sanitaria resta a carico delle famiglie, che necessariamente, per chi può, deve rivolgersi al privato.
Occorre quindi, innanzitutto, cambiare il modello organizzativo, adeguandolo alle misure e i principi contenuti nell'ultima Legge di Riforma, la n. 33 del 2023, per avvicinare la Sanità al Cittadino e renderla più a misura d'uomo.
Ciò è ancor più necessario ove si pensi che nel Veneto, ad esempio, si stimi manchino oggi 5.000 infermieri, 3.550 Medici ( specie in Pronto Soccorso) e 3.600 OSS.
Analogamente, tutto ciò avviene in altre Regioni d'Italia, anzi con maggiore sofferenza.
Né le soluzioni ai problemi possono essere estemporanee o di rappezzo, come quella dei cosiddetti medici " gettonisti", o quella di affidare i servizi di emergenza urgenza a medici forniti da Società o Cooperative di privati, come è successo in questi giorni in Veneto, che con un provvedimento di Giunta li ha affidati, per le ASL di Rovigo a una Società di Brescia con un costo di 2 Milioni di Euro.
Così come l'avvalersi di medici Stranieri, specie di Paesi non appartenenti alla U.E.
( Cuba, etc...), non sembra soddisfare i requisiti dell' omologazione del titolo di studio con quello Italiano, con conseguenti problemi di legittimità .
Si abbandonino dunque queste logiche ove prevale ancora un aziendalismo di maniera, comprensibile forse solo per la Sanità Privata, mossa naturalmente da necessarie e giustificabili logiche di profitto.
Senza considerare che questi medici " privatisti" forniranno solo "una prestazione", non certo la "presa in carico" del paziente, che è tutt'altra cosa.
Si paghino meglio gli operatori Sanitari e si consegni loro un ambiente di lavoro meno stressante e satisfattivo.
Si modifichino le Programmazioni Sanitarie delle Regioni, e si nomino Direttori Generali sulla sola base del merito.
Si dia attuazione alla Medicina di prossimità, decongestionando gli Ospedali, e si torni a investire nella prevenzione piuttosto che nella cura finale, spesso inefficace, costosa e tardiva.
Alla efficienza a tutti i costi si sostituisca il concetto di "efficacia", ottenendo pienamente l'effetto di cura, anziché procedere in senso solo "numeristico", e con meno risorse.
Si elimini definitivamente il numero chiuso alla Facoltà di Medicina.
La Sanità e gli Ospedali non possono essere considerate AZIENDA.
Si cambi pure nome alle ASL, questa volta mettendoci una consonante al posto della vocale,.
Si tornino a chiamare PRESIDII Sanitari Locali, (PUL).
D'altronde la P riecheggerebbe l'inizio di un altra bellissima parola : POPOLARE.
E' questa la vera sfida dei prossimi anni, insieme all'aumento dei salari.
Il bilancio, anche delle Stato si può far quadrare in tanti modi, questione di scelte e di priorità, e la Sanità è una priorità assoluta.
Le forze Politiche più attente ai bisogni dei cittadini facciano della Sanità la loro bandiera, e forse, anche questo, potrà riportare, nuovamente, i cittadini alle urne, e a riporre nuova fiducia in una classe Politica finora non all'altezza del proprio ruolo.
11 Febbraio 2026
sebastianoarcoraci.com - associated gnspress



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