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Caso bambini sottratti alla famiglia nel bosco, è giusto?

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • Nov 28, 2025
  • 3 min read

In questi giorni d'autunno inoltrato è salito alla ribalta della cronaca il caso della famiglia che vive nei boschi dell'alto Vastese, in Abruzzo, a Palmoli, in provincia di Chieti.

Premetto subito che la storia di Chaterine e Nathan, rispettivamente amante dei cavalli e chef, genitori dei tre bambini oggi affidati ad una casa famiglia appare, ad oggi, uno spaccato di molte realtà familiari, per questo è giusto occuparsene.

Infatti credo che la vicenda interessi tutta l'opinione pubblica, perché è divenuta simbolica, per individuare i limiti dell'intervento dello Stato nei confronti delle modalità educative dei figli da parte di ogni genitore.

Questi infatti assumono rilievo persino Costituzionale, che all'all' Art. 30 disciplina il diritto dovere di ogni genitore, specie in campo educativo.

In punto di diritto i limiti invalicabili per i genitori sono quelli che riguardano il rispetto delle "inclinazioni" dei figli e la loro "dignità".

Lo Stato può intervenire dunque ove tali limiti siano superati, e, solo se i genitori si sottraggano ai loro doveri educativi e di mantenimento, sostituendosi alla famiglia nel rispetto anche degli Artt. 31 e 34 della stessa Costituzione.

Si pone dunque, di volta in volta, ove ne ricorrano gli estremi, o a seguito di segnalazioni dei Servizi Sociali dei Comuni, un giudizio di idoneità, da parte dello Stato, sulla capacità dei genitori di rispettare tali doveri.

Nel nostro caso lo Stato, per mezzo del Tribunale dei Minorenni dell'Aquila, il 13 Novembre, ha disposto, con Ordinanza, l'allontanamento dei tre figli minori, da Nathan e Chaterine e dalla loro casa nel bosco, proprio su segnalazione dei Servizi Sociali a causa dell'accertata mancanza di uno dei requisiti richiesti, cioè la mancata frequentazione della scuola da parte dei minori.

Ebbene , forse è proprio questo l'errore in cui è incorso il Giudice nell'emettere l'Ordinanza, poiché forse non sapeva ( ma avrebbe dovuto saperlo), che proprio l'art. 30 Costituzionale, prevede la cosiddetta " Istruzione Parentale", a condizione che i genitori ne abbiano i mezzi tecnici, che in questo caso sembrano sussistere, e che venga comunicato al Dirigente Scolastico competente per zona, l'intenzione di avvalersi di questo mezzo educativo, cosa che credo sia stata fatta.

Inoltre, a mio parere, anche gli assistenti sociali che hanno seguito il caso avrebbero dovuto sapere di questa norma di Legge.

Invece, come troppo spesso accade in Italia, i Servizi Sociali hanno scelto la strada della proposta al Giudice di far allontanare i figli dai genitori, sottraendosi al principio del dialogo e confronto preventivo, e costante, che avrebbero dovuto intrattenere con la famiglia prima di giungere a questo triste epilogo.

Quel che è mancata, dunque, a mio parere, è stata la necessaria " triangolazione " fra Comune, Scuola e Famiglia, che, probabilmente, avrebbe evitato tale tragica situazione.

Purtuttavia è bene che tale evento sia ora motivo di dibattito fra due posizioni ben distinte e distanti fra loro sul modo di intendere i diritti e i doveri di ogni famiglia nell'ambito educativo.

Personalmente condivido il principio Liberale per il quale lo Stato deve intervenire il minimo possibile in ordine alla Libertà di scelta Educativa attuata dalle Famiglie, non ingerendosi in alcun modo nelle dinamiche e vicende familiari, tutelando la loro privacy e intime convinzioni ideali e culturali.

Ricordo che l'Italia ha scelto proprio tale principio, affidando il ruolo educativo principale alla famiglia, e solo in subordine allo Stato e quindi alla Scuola, tanto che in alcune Regioni, ad esempio nel Veneto, nell'ambito degli anni di obbligo scolastico ( fino alle medie ), si privilegia spesso, per i propri figli, il tempo parziale lasciando così alla famiglia lo spazio e il tempo del completamento della loro educazione e formazione, onde evitare che vengano completamente esautorati dai loro compiti educativi.

Pertanto, apparirebbe opportuno, che sin da subito, con gli accorgimenti del caso, vengano restituiti i minori alla famiglia di Nathan e Catherine, predisponendo insieme, fra Autorità Scolastiche e Famiglia, un piano educativo concordato e condiviso, che può essere attuato anche in ambiente familiare, tale da poter consentire ai tre minori di poter sostenere, poi gli esami finali di idoneità alle classi superiori.

In conclusione : mai allontanare i figli dai propri genitori, a meno di gravi reati e comportamenti di questi, da cui possano derivare gravi danni ai diritti Costituzionali dei minori.




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