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Niscemi di Sicilia. Cambiare i Pupari!

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • 5 days ago
  • 7 min read

Updated: 4 days ago

Il disastro avvenuto in questi giorni a Niscemi di Sicilia pone di fronte a noi una situazione drammatica rispetto alla fragilità del territorio Isolano, e non solo.

1500 famiglie senza più la loro casa e molte altre, oggi senza i riflettori dei media, come quelle nei Comuni di  Santa Teresa Riva, Letoianni, Taormina, Alì Terme e altre nella parte ionica del Messinese, ma anche Catania, e Palermo, stanno subendo la forza della natura, che cerca di riprendersi quel che è suo.

Allora il punto è se l'aver edificato in zone ove non si poteva, i mancati interventi di messa in sicurezza, di fortificazione delle coste, ( 600 mila chilometri sono a rischio), di muragliatura degli arenili e di rafforzo dei terrapieni siano attribuibili a soggetti ben determinati o meno.

Sembrerebbe di si visto che i finanziamenti  Regionali, per Niscemi, fossero disponibili ma che, come spesso accade, la Sicilia, e, in genere le Regioni del Sud, non riescono a cantierare le opere.

Si pensi che solo l'1,5% delle somme del PNRR in Sicilia sono state spese finora.

Come era facile aspettarsi, a causa di questo eclatante episodio di cronaca, sono nate forti polemiche, in particolare sull'assenza dello Stato nell'Isola.

Colpito da queste richieste di aiuto allo Stato, apparse anche sui maggiori Social, mi sto chiedendo, da alcuni giorni, se queste siano davvero "ragionate" e sentite, o fonte di una risposta, del tutto emotiva, originata soprattutto da una forte delusione della stragrande maggioranza degli Isolani, che lamenta la perdurante assenza degli Organi Statali in Sicilia, ma soprattutto di sentirsi soli e abbandonati dalle proprie Istituzioni Locali.

E' bene ricordare, a tal proposito, che la Sicilia è una Regione a Statuto Speciale che gode di una ampia autonomia nella gestione delle risorse, del territorio e delle politiche sociali.

Dico questo perché è giusto capire se le richieste di oggi di una maggior presenza dello Stato, per assicurare il ripristino di una situazione di normalità a Niscemi, e, in tutto il territorio Isolano, siano legittime e  giuste.

E' giusto capire infatti  se la causa di tutto ciò sta accadendo è la mancata presenza dello Stato o il perdurare centenario di una classe Politica  Locale rivelatasi incapace e senza ricambio.

I pupi cambiano ma i pupari sono sempre quelli!

Infatti nell'Isola imperversa da molti lustri una classe Politica formatasi all'ombra della Democrazia Cristiana, e, successivamente, dai suoi mille rivoli, dopo Tangentopoli, con i vari Cuffaro, Musumeci, Crocetta, Lombardo, Miccichè e altri a tutti noti.

Allora, è' necessaria piuttosto, a mio avviso, una maggior presenza delle Istituzioni Locali con una classe Politica rinnovata e all'altezza dell proprio compito.

Una presenza attenta, organica, continua e proficua, per rilanciare l'economia Siciliana e promuovere una nuova cultura d'impresa, che alimenti il benessere dei cittadini Siciliani, e la affranchi da un suo attuale sottosviluppo, che in termini di PIL, ad esempio, la relega negli ultimi posti fra le Regioni d'Italia.

A tal proposito registro, invece, deluso, una assenza nel dibattito, soprattutto, dei grandi opinion leaders  e della classe intellettuale dell'Isola, che pure povera non è, sulla “ Questione Sicilia”.

E non parlo della solita Questione Meridionale, posta già dal dopo Novecento, culminata con l'Istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, nata nel 1950, foriera di nuove misure di finanziamento per la crescita del Sud, e dunque anche della Sicilia, rivelatasi ulteriore fonte di spreco, ma anche di fenomeni corruttivi che per molti versi ne decreteranno poi la fine, ad Agosto del 1984,quando si pose fine alla Cassa per il Mezzogiorno.

Mi riferisco anche a quella Questione nata subito dopo l'Unità d'Italia che, anziché favorire processi omogenei politico-sociali, dell'intero Paese, paradossalmente, ampliò il divario Nord-Sud, cosi come molti autori importanti  hanno avuto modo di dimostrare, a cominciare da Giuseppe De Felice.

De Felice infatti , nella sua analisi, enunciava i principali fattori di depredazione del Nord verso il Sud che prima dell'Unità poteva contare su:

- La maggiore Flotta Mercantile del Paese,

- Una Banca Autonoma di Sicilia prosperosa,

- Deposito oro - lire di gran lunga superiore al resto del Paese,

- La maggior produzione di zolfo a livello europeo,

- Florido mercato Agricolo e Ittico,

- Florida attività Cantieristica e Navale,

- Primato nella meccanica, Chimica ( Montecatini) , del Cotone, Seta, Lino e Vini,

- Aree fortemente sviluppate, sopra la media delle Regioni del Nord, di Palermo e Catania,

- Alta quotazione dei Titoli di Stato,

- Minor carico tributario Erariale,

- Porto Franco di Messina, attribuendone dunque le colpe alla Politica Nordista del tempo.

Poi, insieme alle rimesse degli emigranti, che furono utilizzate per finanziare le industrie del Nord, e la decisione di privilegiare il Triangolo Industriale Milano- Torino- Genova, e la legge sul corso forzoso della moneta, avrebbero definitivamente sottomesso la Sicilia, e subordinato il Sud in generale all'economia del Nord.

E' così ?

Non ho grandi certezze in merito, anche perché, di recente, un altro autorevole analista storico, come Eugenio Di Rienzo, sottopone ad una rivisitazione tale narrazione neo- borbonica, evidenziando, invece, quali veri motivi storici del declino, il forte analfabetismo nell'Isola ( 81% contro il 54 al Nord), assenza di vere Industrie Motrici, fenomeno del brigantaggio e, a seguire, della pervasività della Mafia.

In ogni caso, ed a qualsiasi narrazione ci si voglia attenere, quel che appare veritiero è che da quel momento, nei Siciliani prevalse una sorta di ribellione alla restaurazione post Garibaldina, impregnata di un forte rancore verso lo Stato Unitario.

Il punto allora è, a mio avviso, ed è un punto grave, se anche all'indomani dello Stato Repubblicano, post resistenza, la cultura dell'Isola è cambiata oppure no.

Io credo di no, anzi, il senso anti Stato avrebbe sempre più pervaso il modo di vivere quotidiano nell'Isola, oltre che il suo agire politico,

ad eccezione di pochi esempi di classe dirigente politica di grande spessore e specchiata onestà,  come i Liberali Malagodi e Martino, il Repubblicano La Malfa, i Socialisti Recupero, Capria, Nicola Fulci e Salvatore Lauricella, i Democristiani Santalco, Mattarella, i Comunisti Macaluso, Pio La Torre, e altri pochi esponenti politici dell'Isola, che seppero tutelare gli interessi dell'Isola e degli Isolani.

Forse è proprio questa la più onesta chiave di lettura degli ultimi decenni, cioè il tradimento di una intera classe Politica Locale e un mai sopito sentimento Anti - Stato.

Ed allora, quando oggi , molti Siciliani, miei compatrioti, o l'opposizione Politica del nostro Paese, rivendicano una maggior presenza dello Stato cosa intendono? 

Se lo Stato vuol dire Prefetture, Regione, Enti Locali Anas, Forze dell'Ordine ed ogni Organismo rappresentativo dello “Stato Istituzione”, non vi è dubbio della loro presenza, che così ,come al Nord, operando ognuno nei propri ambiti di competenza, svolgono attività importanti.

E' questo che si intende per Stato?

O è solo una richiesta di ulteriori risorse, in parte mai spese, o finite in mille rivoli, o ad amici e amici degli amici, senza che il popolo ne tragga benefici?.

Di quale Stato si parla?

Anche lo Stato Sociale ha di recente assicurato benefici a migliaia di famiglie con l'attribuzione del Reddito di Cittadinanza, e oggi di Inclusione, e i numerosi assegni per pensioni di invalidità, a volte abbondanti e poco verificate.

Ripeto la domanda : di quale forma di Stato dunque si rivendica una maggior presenza nell'Isola?

Io, confesso di non averlo ancora capito bene.

Spero però che, dopo Niscemi, i semplici Cittadini, gli intellettuali, gli operatori sociali, la classe politica, gli imprenditori, le categorie Sociali, i soggetti educanti, compreso la Chiesa, si sporchino finalmente le mani e dicano quel che pensano, ma soprattutto quel che intendono fare da oggi in poi.

Lo devono alla moltitudine di Siciliani che in questi giorni, (ma direi da anni),  inascoltati, rivendicano giustizia, progresso sociale, merito e competenza.

In tal senso, anche l'Autonomia differenziata e la realizzazione del Ponte sullo Stretto  possono essere la strada giusta, potendo diventare queste delle sfide da cogliere, per dimostrare la capacità dell'Isola di voler cambiare, e di saper gestire gli ambiti più delicati, come la Sanità, la tutela del proprio territorio e lo sviluppo della propria economia, riportandosi ai livelli di benessere di un tempo.

Anzi, riguardo alla Sanità, vista l'attuale situazione deficitaria in molti Ospedali Siciliani, credo sia salutare la sperimentazione di forme differenziate di federalismo, purché siano pre ordinati ed assicurati i Livelli minimi di prestazioni ( LEP), sia nella Sanità, che nel Sociale, con l'aggiunta di una misura di riequilibrio distributivo di risorse economiche aggiuntive dello Stato a favore delle Regioni più deboli, come accade da tempo in Germania.

Sarebbe un errore, a mio avviso, attardarsi su posizioni difensivistiche, o di rifiuto tot - court a tutela di politiche assistenzialiste, queste sì, che lascerebbero inalterato il quadro attuale, forse addirittura inasprendolo a svantaggio dell'Isola.

La Sicilia ha tutti i mezzi, le risorse, le intelligenze, la creatività, le competenze e l'orgoglio dei suoi cittadini, per far bene, ed anzi per affrancarsi definitivamente dall'asservimento allo Stato Centralista, quello degli aiuti a pioggia e dei bonus, dei finanziamenti  generosi, quello delle prebende e delle promesse di posti di lavoro che mai arriveranno, quello che mai controlla e verifica lo stato di attuazione dei lavori e le reali spese effettuate per i progetti originariamente approvati.

Si rafforzi dunque la partecipazione dei cittadini, si abiuri il familismo, si punti sulle nuove generazioni e sulle donne, scevri da queste insane abitudini.  

Si cominci a pensare che ciò che è di tutti ( il territorio) è di ognuno, e non di nessuno, prendendosene cura con dedizione ed impegno civico, si denuncino gli abusi quotidiani della mala gestione politica in molti Enti istituzionali, si rinunci al favoritismo, sradicando il malaffare e la contiguità di una certa Politica con ambienti mafiosi, si punti sulla scuola e sulla formazione, le sole voci educative libere ed indipendenti, fucina per molti giovani che rifiutano questa sub cultura dell'omologazione al ribasso, lasciando spesso l'Isola al proprio destino, all'arrendevolezza e pessimismo.

Si percorrano nuove strade anche nell'ambito dello sviluppo economico.

Si punti sull'agro alimentare, la portualità, il diportismo, il turismo, l'industria green, il settore ittico, il conserviero, il manifatturiero di lusso, la cultura e i beni culturali di cui è stra-ricca, dimostrando con un colpo di reni, raccogliendo le migliori energie dell'Isola, che La Sicilia può posizionarsi fra le prime Regione d'Italia.

Il resto, come la frustrazione e piagnisteo, lasciamoli a coloro che su questo hanno lucrato per centinaia di anni, ammorbando con la loro smania di potere e una certa sub- cultura, le grandi potenzialità del proprio Popolo e di una terra meravigliosa e con voglia di fare.

Infine, ci avvinghi sempre un principio, che ha in sé, dai tempi di Russeau, un forte valore rivoluzionario :

"lo Stato siamo noi".

30 Gennaio 2026

sebastianoarcoraci.com – Associated GNSPRESS

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