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Referendum all' ultimo rettilineo, qualunque sia l'esito il Paese ne esce spaccato.

  • Writer: sebastianoarcoraci
    sebastianoarcoraci
  • Mar 20
  • 3 min read

Ormai è fatta.

Lunedi pomeriggio si saprà se gli Italiani avranno scelto di confermare la Legge del Parlamento sulla separazione delle carriere dei Giudici oppure la avranno respinta.

D'altronde il Referendum si chiama popolare proprio per questo, perché sia il popolo a scegliere, con la particolarità, che in questa occasione, trattandosi di Referendum Confermativo, non sarà necessario alcun quorum da raggiungere per la sua validità.

Evidentemente il Costituente avrà voluto che una Riforma già approvata dal Parlamento non abbisognasse di specifico quorum di elettori, poiché il responso popolare giunge solo alla fine di un percorso che è già stato effettuato in Parlamento a maggioranza assoluta.

Sarebbe stato meglio raggiungere la maggioranza qualificata richiesta ma tale evenienza non si è verificata, visto che una parte Politica ben precisa, quella rappresentata dal Partito dei Giudici, dalla Sinistra estrema ( una parte del PD e AVS) e dai Populisti 5 Stelle, hanno rifiutato ogni dialogo e respinto in toto la proposta di Legge di Riforma, cambiando oltretutto completamente posizione storica, visto che da decenni si erano dichiarati a favore delle misure contenute nella Legge.

La motivazione ? nessuna di sostanza, tranne quella che la Riforma proveniva da un Governo di Centro - Destra, dunque irricevibile solo per questo.

Avesse raggiunto la maggiorana qualificata dei due terzi, come richiesto per una modifica Costituzionale, il Referendum non sarebbe stato necessario.

In ogni caso è andata così e dunque ora si tratta di scegliere fra le due opzioni previste dal Referendum.

Referendum che, è bene ricordare, negli ultimi dieci edizioni non ha mai raggiunto il quorum del cinquanta per cento più uno, ad eccezione di quello sull'acqua pubblica e nucleare del 2011.

Un Istituto che dunque andrebbe ripensato, ma che ora non è tema all'ordine del giorno.

Il tema vero è dunque quello di verificare se i cittadini intendano modificare le storture, i limiti, gli eccessi e gli errori giudiziari, palesatisi in tutti questi anni nel Sistema Giustizia, oppure se questa vada bene come è adesso.

Il tema altrettanto vero è anche comprendere che a causa di un dibattito elettorale sempre più acceso e persino virulento abbia provocato nel Paese una forte divisione sociale.

Personalmente, avendo assistito e, a volte, contribuito a questo dibattito, rilevo che anziché entrare nel merito dei contenuti della Legge sulla separazione delle carriere fra i Giudici, come credo, modestamente, di aver fatto anch'io, si sia voluto invece, da una precisa parte Politica, infiammare la protesta, con episodi di inaudita violenza, come quello di aver dato alle fiamme, in una pubblica Piazza, un manifesto con i volti del Premier e del Ministro di Giustizia, tipico di Movimenti violenti e antagonisti dello Stato.

Ciò non bastasse si è assistito al fatto inusuale e, a mio parere da valutare sul piano etico, che molti Funzionari Pubblici, tutti Magistrati, abbiano acceso gli animi, a volte con slogan ad effetto, schierandosi apertamente contro il Governo Legittimo che rappresenta lo Stato.

Più corretto sarebbe stato far svolgere il confronto, con modi civili, fra il Comitato promotore del NO (e altri spontanei del NO) e quelli del SI', spesso civici e popolari.

Invece si è assistito alla canea più abietta, colpevolmente orchestrata, ancora una volta, da coloro che intendono rimanere intoccabili, preservando privilegi che di solito appartengono ad una Casta o ad una Corporazione ( a proposito di Fascismo), annoverando fra le loro fila, pur di accattivarsi gli elettori, anche personaggi dello spettacolo che poco ci entravano con le questioni poste dal Referendum.

Resta dunque il rammarico e la preoccupazione che all'indomani del voto, ci ritroveremo un Paese lacerato e letteralmente spaccato in due.

Naturalmente mi auguro che i cittadini vogliano premiare la proposta di Riforma, finalizzata ad evitare fenomeni di malagiustizia, spesso agli onori della cronaca, poiché, prevalesse il NO, non solo sarà quasi impossibile, per molti anni, riformare un sistema a dir poco lacunoso, come quello attuale della Giustizia, ma, cosa ancor peggio, si tornerà, presumibilmente a veri e propri scontri di Piazza, che in momenti così delicati, anche a livello Internazionale, priveranno il Paese delle giuste energie e adeguata autorevolezza a rappresentare l'Italia nei vari consessi Mondiali.

sebastiano arcoraci Presidente Comitati Civici per il Sì giusto - di Padova Città.

Pd 20 Marzo 2026




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